sabato 31 dicembre 2011

ULTIMO POST DELL'ANNO



coserosse.org

Buone notizie: E' NATA una nuova isola nel Mar Rosso.
Non ha ancora un nome, alcuni dicono che non lo avrà mai, e non si sa per quanto rimarrà a fare bella mostra di sé prima di scomparire tra i flutti. Ma intanto è nata. Il lieto evento è stato annunciato dalla NASA grazie ai satelliti sguinzagliati nello spazio a guardare giù: loro sanno tutto!!!

Mi fa star bene, mi dice di un pianeta giovane, vitale, ancora in movimento e forse è quello che ci vuole per arrivare alla fine dell'anno con un briciolo di ottimismo.


Altra buona notizia: ad ora posso affermare che quest'anno c'è stata una drastica diminuzione degli SMS a catena di Sant'Antonio - quelli impersonali, tutti uguali, che venivano spediti a raffica subito prima della notte Santa o la fine dell'anno - e che tanto mi avevano fatto inveire il Natale scorso, per la loro sciocca inutilità e certa capacità di far perdere tempo. Più che la potenza del Blog e tutte le mie invettive al riguardo, poté il fiato corto della crisi economica? O forse non ho più tanti amici dopo quel post natalizio?

Il mio lato B. dichiara che gli va bene anche così. SAVASANSDIRE.


Ultima buona notizia: siamo finalmente arrivati a mostrare il luogo a cui sono destinate le supposte nelle pubblicità TV.
Ci mancava, mi mancava, è un atto di civiltà che ci tocca tutti. Certamente uno degli ultimi interventi legislativi di un qualche Ministro delle Pari Opportunità
.
E che è! Abbiamo visto per anni dove s'inseriscono le pillole, dove sciacquavano i collutori, dove lucidavano gli spazzolini, dove s'intrufolavano i cotton fioc, dove andavano spruzzate le acque marine, dove si versavano le gocce di collirio;
potevamo NON mostrare che lato del corpo si arrende alla supposta?
Sì.
Invece ci hanno voluto deliziare con quell'immagine trasparente del fondoschiena, con il medicinale ben evidenziato che s'infila dritto, verticale come un razzo, sù per le vie ombrose giammai avant'ieri mostrate.

Ed ora che sono davvero più contento, mi accingo ad auguravi un felice 2012. Per quel che mi riguarda... impossibile che non sia meglio di questo agli sgoccioli.



venerdì 30 dicembre 2011

CARLO ALBERTO


coopserena.org


Il papà orgoglioso, ma anche un po' stizzito, incita il figlioletto a sbrigarsi attraversando la strada: "Dai muoviti, CARLO ALBERTO!"....

Dal dentista in sala d'attesa mi sorbisco le chiacchiere di saggezza basica della receptionist. La giovane cliente - idiota - dice che per una telefonata ricevuta dallo stesso studio dentistico durante un compito di mat., ha avuto una nota dal professore. Mannaggia... Tutti al bancone risultano concordi nel condannare chi ha fatto la chiamata in un momento inadeguato.
E non l'idiota che non aveva spento il cellulare in classe.

Sempre dalla receptionist alcuni consigli per superare la crisi, che è mondiale e quindi poco imputabile alla conduzione dell'amministrazione pubblica fin qui.
Non pagare le tasse.

Poi sono passato dalla banca che non da mutui a chi ne ha bisogno e da quella che te li da solo dopo averti fatto fare un discreto scoperto di conto di pari importo...

Insomma, mi ripeto: ma in che mondo vivo?
Meno male che tra un po' finisce.


lunedì 26 dicembre 2011

RICHIESTA VATICINI


blog.libero.it


Forse chi è esperto in lettura di significati reconditi mi può aiutare a risolvere il mistero. O a capire, FINALMENTE e più o meno PRONTAMENTE, qual'è il significato, quale messaggio vuole comunicare l'Universo quando tutto quello che riguarda l'elettricità va a puttane.
Va bene anche chi sa leggere i fondi delle tazzine, vaticinare il volo delle rondini o interpretare i capezzoli come Solange.

Perché non può essere un caso che sotto Natale manchi la... LUCE...

Vado a prendere l'auto e la batteria.... MORTA. Senza motivo apparente: luci spente, luci di lettura spente, sportelli chiusi. La batteria ha pochi mesi di vita e la macchina sta al coperto, quindi non ci sono fattori atmosferici ad aumentare lo sculo. Risultato: appiedato per tre giorni, ammesso che domani trovi un elettrauto disponibile.

Stasera salta il tappo di una bottiglia di vino posta sulla rastrelliera con le altre bottiglie di vino chiuse: il fiume rosso sommerge una ciabatta a cui è attaccato l'unico televisore nuovo di casa e fa saltare la corrente, che riesco a ripristinare solo dopo un'ora di straccio e bestemmie... A proposito: non fatevi venire in mente una qualsiasi emergenza tecnica nei giorni di festa che potete morire in attesa che qualche tecnico vi risponda al telefono. Fancù!

Ora. Siccome credo che nulla avvenga per caso, chiedo: che mi vuole dire l'Universo? Cosa devo staccare? Quali contatti non funzionano più?

Si accettano tutte le ipotesi.
Grazie.

sabato 24 dicembre 2011

HER NAME IS MELINDA





BUON NATALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


MI PIACCIO COSI' COME SONO


risposte.guidaconsumatore.com

Mi guardo in giro all'edicola:
trovo che l'offerta ormai sia debordante.
Tra le varie copertine cartonate di DVD/BLU RAY, i cumuli di volumi di enciclopedie, libri illeggibili con copertine che opporranno una fiera resistenza all'apertura, i CD di classica o new age, fuoriesce la faccia dell'edicolante, che immagino debba avere una laurea in logistica dei materiali inerti. Se esiste. La laurea...
Cerca di sorridere e ci riesce.
Chiedo "La Settimana Enigmistica" e mi consolo vedendo che continuano a pubblicarla e non è cambiata di molto dall'ultima volta che l'ho acquistata.
Quel pezzo di immutabile storia dell'editoria tra le mani trasmette sicurezza.

Ma sono curioso e continuo a guardare in giro: con tutto 'sta roba appesa l'edicola sembra una cosa gonfia, ballonzolante, poderosamente stracarica. I materiali amorfi fanno ormai parte della struttura metallica del casotto.
E se lo sguardo distratto sorvola, si coglie il tecnicolor di tutte queste ALTRE COSE appese, ma i giornali sembrano mancare. Eppure E' un'edicola!

Invece a cercarli ci sono. Coperti dal resto, ma ci sono.
Alcuni vengono pubblicizzati da locandine in bianco e nero, altre riviste hanno pubblicità a colori.
Mi soffermo su una di queste ultime, pare vecchia di un mese. Dallo sfondo bianco della prima pagina che parla di benessere egoistico - Myself - emerge la faccia sorridente di Julia Roberts. E' bellissima, radiosa; la bocca, i denti, la pelle perfetti: una vera diva. Sotto di lei uno dei titoli che troveremo trattati più squisitamente nell'interno del mensile: "Io mi piaccio così"...

Sottolineo i miei tre puntini di sospensione...
...

Mi sfugge un " 'Sti cazzi!", poco elegante. Ma ci sta tutto.
"Mi piaccio così come sono"... E vorrei vedere! Sei Julia Roberts mica Mariangela Fantozzi, amorevolmente detta dal padre, ragionier Ugo, "la babbuina"!

Ci starebbe anche un "vaffa", ma mi contengo, in fondo si tratta solo di un titolo di richiamo appoggiato sopra un'immagine, e magari la diva di Hollywood non l'ha mai dichiarato.
Perché, in fondo, dev'essere davvero difficile piacersi così come si è quando ci si guarda allo specchio e ci si trova riflessa l'immagine di Julia Roberts...

E allora, noi persone normali? Noi sì che abbiamo il diritto di gridarlo ai quattro venti se ce l'abbiamo fatta! Noi sì che meritiamo i titoli di un giornale se riusciamo a dirlo dopo aver scovato l'ennesimo rotolino di ciccia che deborda dai pantaloni a vita... alta!
Noi che non abbiamo restauratori prima del set e c'imbarchiamo in incontri decisivi per la nostra vita, magari sotto le luci farlocche dei supermercati. Noi sì che per continuare a sopravvivere dobbiamo farci forza e dirci continuamente che ci piacciamo così come siamo... Fatti male.
O forse fatti solo "normale". Come i miliardi di persone che girano per le strade del mondo e non sono divi di Hollywood.

Non compro i giornale per accertarmi da dove giunge la ferale dichiarazione, che se poi le mettono in bocca a lei mi parte l'embolo.

Torno a casa e mi guardo "Pretty Woman", giusto per girare il coltello nella piaga.


giovedì 22 dicembre 2011

AVULSIONE


cgi.ebay.it


Guardo la fattura del dentista che dice: "AVULSIONE DENTALE". Guardo nel Devoto-Oli 1990 e per AVULSIONE sostantivo femminile, trovo 1. Asportazione, estrazione per lo più chirurgica: l'a. di un molare....
Al di là dell'italiano bizzarro ma calzante usato come gergo fiscale, sorrido al significato terra terra del sostantivo: vuol dire che mi hanno cavato un dente.

E che dente! Uno misero che una volta fuori mi ha fatto pensare se ne era valsa la pena di farla tanto lunga. Niente radici chilometriche conficcate nella mascella immaginate nei miei incubi peggiori, niente tracce ematiche vampiresche. Solo un'enorme carie nascosta tra dente e dente che mostra l'orrenda faccia solo dopo l'estrazione. Anzi: dopo l'avulsione.

A dirla a voi non stavo niente bene mentre mi sdraiavo sulla poltrona: me la stavo facendo sotto dalla paura. Così, tanto per non saper come reagire, avevo programmato un pianterello e qualche mugolio senza riguardo alcuno per la mia dignità che stava per essere ferita più della mia mascella.
Ho dichiarata immediatamente la scomoda presenza della fifa nera e mi è stato chiesto di specificare di che cosa in effetti avessi paura. "Del dolore", la risposta non ha colto di sorpresa nessuno. Mi è stato solo detto: "Non ne sentirà". La paura non è passata ma la sudorazione è tornata a livelli compatibili con quelli della razza umana.

E così in effetti è stato, non ho sentito niente. Tanto che ho realizzato che tutto era finito solo quando ho visto che i lavori tra le mie fauci spalancate si interrompevano.
In giornata non ho amato nessuno come il mio dentista in mattinata.
Poi basta, perché l'amore mio è volubile ed è tornato lì dove deve stazionare.


mercoledì 21 dicembre 2011

GIUDIZIOSO DENTE


studiodentisticomanenti.it


Ci siamo, ci siamo! Si avvicina, serpeggia e alla fine colpirà.
A colpi di tortellini e bolliti, cotechini, lenticchie e purè, che lasceranno vittime nello stomaco e sui fianchi... Se scende fino al culo è la fine...
Lì, ha diritto di alloggio solo la Nutella e le sue superfici traslucide, spalmate sulle fette di pane toscano, con i buchi di lievitazione ENORMI.

Bisogna impegnarsi a contenere i danni. Magari con un digiuno preventivo. Ma non è detto che riesca. E soprattutto che serva.
Potrei ritrovarmi ugualmente sfasciato e provato dalle sedute al parlamento familiare.

Mah! Ma alla fine perché opporsi? Solo per il gusto di mostrare il lato B? Quello ribelle?
C'è chi lo ha fatto e lo conosco, ma non mi pare che si sia liberato delle nostalgie tipiche dei giorni della tradizione. Anzi. Quelle arrivano e ti tagliano le gambe anche se hai affermato di aver polpacci allenati alla corsa. Ti minano l'umore anche se prometti di spanciarti di risate ad agnostiche battute. Perché non c'è verso: nel sogno di questa vita che stiamo vivendo ad occhi aperti, c'è posto anche per il Natale.
A volte basta sedersi sulla riva e non opporre resistenza al passaggio dei giorni e delle ore delle allegrie calendariali.

A riportarmi alla familiarità con i giorni consacrati alla famiglia un BENEFICO MAL DI DENTI, esploso inatteso e senza preavviso.
Ecco perché programmo il brodo, il cotechino e il purè per il giorno di Natale: posso buttarmi sul morbido senza paura di fitte e dolori lancinanti, al posto delle carole cantate da Mariah Carey. (se guardate il video saltate la pubblicità!)
Ma anche senza cotechino andrà bene perché il dentista sarà domani al mio fianco. E siccome ha già previsto che si tratterà di un intervento DEFINITIVO per il dente in questione, il cotechino lo potrò condire con le noci. E pure i gusci.

Mi dicono che la carie al dente del giudizio è un segno, che devo ricercare il suo significato profondo, che si tratta di un nuovo messaggio dell'Universo che mi deve essere svelato. E questa lieve malattia - in francese maladie (le mal a dit) - deve essere accettata come un dono... Trattengo un benefico "vaffa" e mugolo di dolore.
Per ora mi ha solo insegnato ad accettare di assumere antidolorifici ed antinfiammatori che fin'ora ho fieramente rifiutato...

Ma se sbircio in un famoso libro di Louse H. Hay trovo che il dente del giudizio, ultimo dente a fuoriuscire ed a prendere posto nella bocca, è direttamente collegato nel pensiero new age alla crescita, all'autonomia dell'adulto, al distacco dalla famiglia. Senza andare fino in America da me si dice "quella persona ha messo giudizio" anche per significare una raggiunta maturità dopo le intemperanze della giovinezza.
In più. La sua carie deve portare ad analizzare oltre a questo anche il fatto che i denti rappresentano le decisioni.

Una mia insegnate m'invita a meditare sul significato della parola giudizio, che da il nome al dente che in realtà sarebbe il terzo molare, e che non sempre fuoriesce, e che pur non fuoriuscito può dare un bel po' di problemi.
Ma quale giudizio? Quello che uso come un'arma letale verso me e gli altri? Quello che ho paura di avere negativo dal resto del mondo?

Quindi? BOH!
Di certo c'è che domani, uno strappo e via, il giudizio col suo dente verrà sradicato.

E da qui alla vigilia del sabato sera, alla domenica pantagruelica, posso pensare di aver messo pace tra le ganasce.
Per le rivelazioni divine conto sui sogni. O sugli incubi alcolici post pasto.


venerdì 16 dicembre 2011

RIFLESSIONI AL VETRO

È probabile che un giorno troverò il bandolo della matassa e capirò perché certe immagini, certa musica, certe voci cantanti mi colpiscano fino alle lacrime ed altre no. Così da evitarli o andar loro incontro conoscendone gli effetti in anticipo.

Forse è colpa delle urla di questi bimbi in questa sala d'imbarco di un aeroporto deserto che mi hanno costretto ad accendere la musica.

O forse è questione di stimoli elettrici, aree sensibili nella calotta cranica.

Perché essere iper accessibili da alcune onde sonore, luminose può indubbiamente mettere in imbarazzo.

Ascolto il tema principale e dei titoli di coda della colonna sonora del film "Piccolo Buddha" e l'emozione è così forte che devo chiudere il libro che mi fa trascorrere il tempo in attesa di un aereo che tarda ad arrivare.

Se vedo le immagini che formano un'intera pellicola e mi lascio catturare da una qualche tenerezza che m'ispirano, m'impegno poi a rivederle per altre due sere di seguito. Naturale che così rimando tutte le telefonate al mittente ed i pochi impegni che l'amministrazione della casa m'impone.

Una voce in particolare qualche giorno fa cantava così tanto per me da bloccarmi nell'atto di versare il caffè per i miei ospiti.
Se poi m'impedisse per distrazione indotta di arrivare a bordo dell'aereo per l'Isola Grande sarebbe il colmo.

Ecco perché gli efficienti capitani d'industria, quelli che incassano in Italia e pagano le tasse in Svizzera per intenderci, non mostrano sentimenti. Non che non li abbiamo... Almeno credo. Li hanno solo relegati altrove per evitar loro una qualsiasi interferenza con quelle vite lavorative improbabili.

Perché una cosa è distrarsi da Jane Austen, un'altra ledere all'efficienza isterica del mercato odierno.

Ma la domanda iniziale resta non risposta: nell'arroganza umana che spinge a domandare piuttosto che accettare, non ho ancora una volta colto l'occasione di lasciar da parte i perché e di godere appieno di questa musica, poi del suono che nasce dalle parole di questo libro.
Decido ora che mi metto d'impegno per godere entrambi appieno.

Solo dopo aver fatto una strage di bimbi galoppanti e nitrenti in sala d'imbarco.


Inviato da iPhone di Melinda

sabato 10 dicembre 2011

SABATO


altromercato.it


Notizia di servizio: stasera mi manca Boston. Vorrei essere lì, sperando nella sua neve e nel suo freddo d'inverno. Ieri sera invece era Miami, le finestre fumé dell'hotel, e le notti insonni a veder sorgere un'alba scura. Domani non so, magari scoprono che i ricordi sono molecole chimiche intrappolate nel corpo, come tossine nel grasso corporeo. E' quindi meglio fare un'attività fisica garbata, altrimenti 'ste molecole si rimettono in circolo e non stai al massimo.
Fine.

Ora che ho raggiunto una lieve maturità, con la caduta dei sogni di bimbo, capisco meglio le parole di mia nonna che quarant'anni fa diceva: "Il Natale? E' solo un modo per far fare più soldi ai commercianti".
E lei era una commerciante. Aveva il polso della situazione.

Come dicevo qualche post fa per il prossimo NON benvenuto Natale, vorrei regalare a tutti quelli che mi hanno sempre creduto una brava persona il mio lato B...
Ma con l'aria che tira è meglio specificare che il lato B che intendevo io è il mio lato oscuro....
No, forse detto così va addirittura peggio.
Voglio far uscire da me, cioè, tutti il peggio che mi sta dentro. E ci sta, ci sta!

Così, oltre a dire: "Di nuovo qui, 'sta palla di festa?", voglio una patente di caccia per andare ad impallinare i babbi natale fuori dai balconi che non son pochi come si potrebbe invece immaginare in questa fine anno di new austerity.
E' pur vero che ognuno alla ringhiera sua ci attacca ciò che vuole!
Ma oggi, andando a far la spesa, un pelo caccio un urlo: alzando gli occhi ho visto uno vestito come il nonno di casa, camicia a quadri, pantaloni rossi sformati, a penzoloni fuori dal balcone... Oddio il nonno non ce la fa più con la minima!
Invece era il babbo natale versione country.
Povero Santa Claus: neppure più il diritto al giaccone rosso fuoco vogliono lasciargli 'sti cinesi produttori di tutte e chincaglierie del pianeta.
Già i piccoli presepi Inti Illimani non mi piacciono per niente: si tratta del presepe, mica di una rappresentazione teatrale del Piccolo dove le regole vengono stravolte a piacere del regista! Fare il Bambinello con il cappuccio d'alpaca mi pare davvero troppo!

Per quanto mi riguarda sarà Festa rigorosa in linea con la manovra Monti e non con la sfacciataggine di certi sfigati figuri eletti dal popolo che non voglio mollare un penny bucato. Alcuni strepitano offesi per il reato di lesa maestà, altri dicono che toccare i diritti acquisiti è pericoloso. Parlano con cognizione di causa? Perché a noi li hanno tolti quasi tutti, i diritti acquisiti, e non è successo nulla. Vergogna.


Breve incontro con Donato Carrisi, autore di thriller di successo, venuto a presentare anche in provincia, la sua ultima fatica letteraria sulla Penitenzieria Apostolica ed altro. Penitenzieria sconosciuta a me prima della lettura del romanzo ma che non ha nulla di misterioso, avendo anche un proprio sito internet.
Lo scopro alla conferenzina e mi fiondo in internet per scoprire che l'internet Vaticano non fa punto com, né ponti it, ma punto va. Sì, proprio: VA.

Oltre che un autore Carrisi risulta un simpatico show man. Intrattiene il pubblico con la proprietà di un uomo di spettacolo dosando parole comiche e d'effetto. Tiene la scena e lo ringrazio perché toglie la parola ad una conduttrice televisiva locale che urla e strepita fuori misura, convinta forse che con l'urlo il digitale terrestre lo si sintonizzi meglio.
E che come il grande capo 'StiCazzi, ordina applausi e invita gli astanti a comperare i libri del Carrisi durante le pause pubblicitarie. Fortunatamente Carrisi pare non averne bisogno e si ferma con garbo ad autografare le copie dei fans.

Prima di lui la scena è delle donne dell'associazione "Donne Di Carta" che: "non leggono non recitano, ma 'dicono' capolavori della letteratura, pagine, ... , mandate giù a memoria, come i personaggi raccontati da Bradbury in 'Fahrenheit 451' ".
Si presentano come il libro che hanno dentro e ce ne recitano a memoria qualche pagina. "Io sono 'Oceanomare' ", "Io sono 'La Recherche' ", "Io sono 'Il Sergente nella Neve' ".

Ho un brivido d'emozione. Come m'emozionano tutti quelli che amano la letteratura e lo dimostrano nei modi più personali.
Queste donne di più, perché si fanno libro esse stesse. Perché questi corpi/parola trasmettono col loro impegno un'urgenza, quasi una sensazione di pericolo, disperazione, protezione per uno dei capitali sommi della civiltà mondiale.
E' bellissimo sentirle dire quelle pagine. Anche quando la memoria o l'emozione fa perdere il filo.

Sono loro che danno il la perfetto per l'inizio dell'incontro che segue.


mercoledì 7 dicembre 2011

FINE AUTUNNO



Altre immagini delle passeggiate di fine autunno.

Grato, ancora una volta, alla terra che mi calma con colori sfumati da impietrire.
Verrebbe da dire: "Sembrano finti". Se non fosse che il finto è, come sempre, preso ad immagine, o forse solo da spunto dalla nuda e cruda realtà.

martedì 6 dicembre 2011

NO GRAZIE, DIGIUNO




Passeggi per le strade del centro e ti trovi quest'immagine piazzata nel centro dell'isola pedonale...
Pubblicizza un ristorante.
La guardo e mi chiedo: "Ma voi, ci andreste a mangiare lì dove rischi di trovare un'esaltata vestita da "porca natale", che urla mentre prende a colpi di machete un panettone?".

venerdì 2 dicembre 2011

CAPITA

waatp.it

Capita che quando porti fuori il cane tu debba raccogliere le cacche del suddetto. Soprattutto se prima di "uscirlo" non lo hai sottoposto ad una cura preventiva in pillole, per indurgli una stipsi monumentale.

E non essendo il tuo cane, capita che tu ti possa stupire della quantità di materiale fecale che quell'esserino grazioso e minuscolo riesce ad espellere. Le guardi con tanto d'occhi e non ti capaciti. Tutto è nuovo per te. E capisci che chi s'immagina di spalettare poco o niente dietro al cane di taglia toy... S'immagina male. E parecchio.

Ma soprattutto.
Quando ti chini a raccogliere, e lo fai con un certo schifo, non essendo uso al contato con le feci di chicchessia, anche se tra te e loro c'è un salvifico sacchetto di plastica, ti chini e raccogli con la diffidenza del neofita e con tutti i sensi allarmati.
Anche quello del tatto, che ti fa percepire all'istante se la merdina raccolta è appena fatta o no...

Così oggi ho capito subito di non aver raccolto le merdine di mia proprietà/prestito. Ma, allontanato lo sguardo per dare un po' di privacy al cane, ho raccolto a fianco qualcosa di freddo e di abbandonato da tempo. Cioè quelle di qualche cane col padrone parecchio stronzo, passato prima di me dalla stessa aiuola.

Ed ho quindi raccolto due volte, per non lasciare al fine in giro quelle di mia proprietà/prestito.
E posso garantire che non l'ho fatto perché sono uno parecchio meticoloso.
Trattandosi di raccogliere la cacca non può trattarsi che di un errore...
Lo giuro.

La foto ritrae una dalle opere di "Mondo Babonzo", a cura di Altan, S. Benni, P. Perotti: il Topo Cagone.


giovedì 1 dicembre 2011

BOLLE DI SAPONE


men-in-the-alps.com


L'antico gioco di credere deliberatamente l'incredibile come reale ha sempre un suo perché e una sua ragione di esistere. Lo faccio personalmente allontanando la stagioni vere, la data di oggi, le realtà collettive create dai media e molto altro.
Perché mi succeda non lo so. E invece ormai dovrei saperlo, non fosse che per il sacchetto di anni che mi porto appresso come una befana ubriaca, in giro per il mondo.
Mi consola scoprire che il fenomeno è collettivo. E come dice il proverbio, un po' mi discolpa.

Il countdown dice ventitre giorni a Natale e la sensazione che mi arriva al riguardo è... nessuna sensazione. A guardarmi bene dentro al momento non ho pronta tutta la gioia richiesta dal... momento - appunto! - per apprestarmi a godere dello scintillio del Natale.
Ed infatti è già deciso che l'albero non lo farò. Del presepe neppure a parlarne. Poi magari ci ripenso all'ultimo momento, non si sa mai. Magari faccio uno sforzo perché questo Natale è l'ultimo prima della "mostruosa sfiga Maya", quindi l'ultimo di questo mondo se il popolo di sanguinari ci azzecca.
Ma per ora, più o meno come l'anno scorso, voglia di festeggiare: "PUNTA".
Accapo, quindi.

In più oggi è il primo giorno di colori e luci che transitano l'autunno nell'inverno e non è che mettano proprio allegria: sfido chiunque a trovare il grigio un colore allegro.
Mi ero abituato alla meravigliosa bolla di bel tempo che fino ad oggi ha avvolto questa parte della regione e che prolungava senza fine l'estate indiana.
Litrate di sole e metrate di temperature tiepide fuori stagione... Zac! Sparite nel giro di una notte.

C'è voluto il cambio del mese, lo slittamento verso il dicembre per vedere il grigio, la pioggerellina, le temperature che obbligano ad accendere la stufa molto presto nel pomeriggio. Ma è il suo momento e la pioggia serve: il periodo di siccità che ha subito la zona è ormai lungo mesi, non giorni o settimane.
Quindi che piova pure. Solo se potessi scegliere, mi farebbe piacere lo facesse con un minimo di garbo, ecco.
Se penso che a pochi chilometri da qui la pioggia ha scatenato l'inferno mi viene da chiedere se anche tra le nuvole si sia perso il metro del giusto mezzo. Tanto da ritirare su due piedi la richiesta d'acqua.

Per consolarmi del cambio del mese e del precipitarsi verso il Natale e dell'avere a disposizione un tempo metereologico che inviterebbe agli acquisti che non voglio fare, mi sono guardato anche oggi la solita "puntata": termine con il quale mia nonna definiva le soap opera, o "telediarree", che era solita seguire in TV.

Confesso di seguire con interesse le vicende della famiglia che possiede la fabbrica di ceramiche "Falkental" e di ammirare profondamente la mente malata che si ostina a scrivere e proporre le solite storie viste e riviste, e riuscire nel contempo ad appassionarmi ugualmente. Sarà che alla fine uno le storie le segue anche per rabbia, per vedere fino a che punto di bassezza ci si riesca a spingere per appassionare il pubblico.
Questo particolare congresso di cervelli malati di sceneggiatori ha trovato comunque qualcosa d'interessante: è il modo tutto suo di rinfrescare le trame appassite e ripetitive. Non avendo la faccia tosta americana di far risorgere i morti, tornare i dispersi, miracolare i ciechi, fermare i terremoti qui si cambiano i protagonisti principali più o meno ogni cento puntate.
Che vuol dire: i comprimari, i luoghi, le famiglie restano gli stessi ed hanno così la carriera assicurata a vita; cambiano solo i protagonisti principali della storia d'amore contrastata che fa da fulcro. Protagonisti che non appena raggiunta la felicità di coppia vengono spediti a vivere in Sud Africa, a fare il giro del mondo in barca a vela, e sotto a chi tocca, arriva un'altra coppia che avrà almeno cento puntate prima di convolare a giuste nozze.
Si cambiano le facce delle sigla principale e si riparte.

In tutto questo poco sesso, pochi bei maschi e poche belle donne. La normalità, ecco. Come del resto è normale possedere una rinomata fabbrica di porcellane, una bella villa-castello, Porche e Mercedes a gogo...

Sì sì... Mal che vada mi metto sul divano, accavallo le gambe sotto la coperta di pile, chiamo il gatto che viene anche senza essere chiamato, porto un barattolo di marmellata e biscotti su cui spalmarla. Così da avere il carburante per seguire e scoprire gli inganni di qualche altra "telediarrea " che dovesse appassionarmi.
Ecco così risolto l'inverno.

P.S.: riguardo alle soap opera mi permetto di consigliare il divertentiassimo film "Bolle Di Sapone" (Soapdish) di Michael Hoffman del 1991: Sally Field e Woopy Goldberg sono grandiose!
P.P.S.: il mio calendario Men In The Alps 2012 è già arrivato.

venerdì 25 novembre 2011

LISTA REGALI 1


Visto e considerato che tanto c'è sempre qualcuno che mi considera una merdina, un stronzetto o merdaccia a seconda del punto di vista, e degli interessi correlati, perché non abbandonarmi allo sfizio del godere appieno della cattiveria che fin'ora ho tenuta a bada?

Ah che liberazione! Finalmente poter dragare nella Valle della Libertà dell'essere pessimi!
Che apertura di orizzonti! Quasi una danza liberatoria sulla cima della montagna in "Tutti insieme appassionatamente", con uno dei pargoli che finalmente precipita giù sul suolo Svizzero e Christopher Plummers così s'incavola e licenzia Julie Andrews mentre strilla, invece di sposarla dopo la pausa della clausura.

Se ci sono altri candidati si facciano sotto!
Organizzeremo un bel torpedone per tutti i "buoni ravveduti", non per andare a schiantarci in un posto che accetti un suicidio collettivo come suggerisce Arto Paasilinna, ma per spargere a pioggia gli effetti della stessa cattiveria in giro per lo Stivale.
Andiamo quindi a staccare le spine dei frigoriferi pieni zeppi di provviste per il cenone di Natale; andiamo a forare le ruote dei carrelli di tutti i supermercati; andiamo a scoppiare tutti i petardi preparati per il Capodanno sotto le finestre delle cliniche di chirurgia estetica in orario di operazione; partiamo ed andiamo a distribuire la "Torre di Guardia" nelle sale d'attesa delle banche del sangue; parcheggiamo sotto le finestre di quell'amico di scuola non proprio altissimo e spariamo lo stereo a palla con "I Watussi" di E. Vianello; usciamo con lo spazzaneve e improvvisiamo la pulizia di un paio di strade dalle auto in doppia/terza fila.

E via di questo passo, accettando suggerimenti a destra e manca. Facendo magari un sondaggio per riuscire a capire che cosa gli altri, i buoni, si aspettino dai nuovi noi, I CATTIVI!

Ma attenzione: i cattivi veri, agiscono per il gusto di dare piacere a se stessi e per mero interesse personale. Quindi aspettatevi da chi sceglie il "salto della quaglia" qualche scherzetto ve lo faccia...

In più: per quanto posso avvertire dentro di me, questa inversione ad U dalla teoria accertata della convivenza civile a quella incivile, non pare reversibile. Come i giubbotti in Jeans che di là hanno le cuciture a vista e non si possono indossare capovolti. Una volta passati di là ci si resta per un bel po'.

Non è detto che il cambio da "tanto carino" in "pecora nera", proprio a ridosso della feste più importanti dell'anno, soddisfi a pieno chi si è concesso tale cambiamento.
Ma sarà comunque un magnifico regalo di Natale per chi da anni aspetta di poter dire: "Te lo dicevo io che sotto quella faccia d'angelo, si nascondeva il demonio"!
L'unico regalo che si aspettano da voi.

Buona Pasqua agnellini cari!

foto da esprimeredissenso.blogspot.com

giovedì 24 novembre 2011

HAPPY THANKSGIVING

QUESTO NON E' UN BLOG DI CUCINA

(ma la prima celebrazione del Thanksgiving va ricordata).

Purea di patate, cavoletti di Brusselles, tacchino e ripieno.

Le salse per le patate (gravy) e la cramberry sauce erano già sul tavolo ma non ancora sul piatto...

Grazie Igno.

TUTTO IN PUBBLICO

Niente in privato. Siamo un popolo stregato da tutto quello che di personale si riesce a sbattere in faccia agli altri.

Però anche simpatici.

fatta io!

lunedì 21 novembre 2011

INOLTRO


Ricevo via e-mail e giro a voi perché mi piace. Ho il consenso dell'autrice:LIZ. Le parti, poche, in arancione sono mie e servono a rendere più comprensibile il testo estrapolato dall'intera mail.
Da parte mia ancora grasse risate.

it.wikipedia.org



"In compenso ti racconto il mio entusiasmo al cesso
di ieri, qui in un ristorante al Lago Maggiore. Finalmemte arriva il momento di versare liquidi e naturalmente non in Banca, data la miseria unificata al fulmicotone in casi di crisi, e questa è crisi, ma che lo dico affà(-n'culo) a chi ci ha messo in queste sorti,... A proposito ci vorrei proprio sortì, ma con l'accento sulla i.

Dicevo, mi reco in questa reggia di bagno ipermoderno dove in stereofonia passano delle canzoni abbastanza tristi e lassative. Finalmente è il momento di abbandonare questi strazii stereofonici, che non si capisce come, passano "Back in U.S.S.R. " dei Beatles.

Grrrrrraaaaaannnnndiiiiii!!!!
Mi metto a ballare nel bagno con un entusiasmo da esperta piroettatrice, dato che la prima canzone imparata a due anni era "Come together" dei Beatles e avendo una Mamma ex sessantottina non c'è da stupirsi.
Intanto arriva l'assolo di George Harrison che accolgo con un'ondata di giubilo senza pari e prendo una striscia di carta igienica muovendola sopra la testa a mò di lazo ed è qui che mi giro e trovo una Signora Tedesca che entra perchè il bagno lo avevo aperto prima di andarmene a fine radiostrazii, non aspettandomi la musica dei Beatles.
Menomale che data l'età era di sicuro un'altra fan sfegatata: al primo sguardo incredulo ne è seguito uno divertito e con un "Das ist gut" si è messa a saltellare pure lei a suon di musica.

Ci ha raggiunto il proprietario che ha ribadito che i cessi servono ad un'altra cosa, gli ho risposto
che anche un cesso può diventare entusiasmante, la Signora che era fuori ha aggiunto la terza battuta: "Allora anche io ho speranza!".

Guardate cosa riescono ancora a fare le canzoni dei Beatles.

lunedì 14 novembre 2011

ROMA


fatta io


Non so, sarà l'aria che continua ad essere tiepida e gradevole, sarà il sole in quest'aria tersa e brillante, sarà quello che è successo al Paese nelle ultime ore, ma a me pare che la gente sorrida un po' di più rispetto a qualche giorno fa.

Sarà che, sempre e comunque, le sensazioni personali dipingono un mondo diverso da quello che è in realtà. E' innegabile. Come quando si è innamorati e, si dice, si vede tutto rosa...

Lungo week end tra due treni.
Per passare due giorni a Roma ospiti di carissimi amici, abbiamo goduto, io e "quel signore lì", di quell'atmosfera che solo la Capitale sa infondere in una, anzi due di quelle sue giornate speciali di cielo limpido e di una primavera fuori tempo, ma non fuori luogo...
Peccato non aver potuto vedere tutti gli amici e tutto quanto era in esposizione, come era invece intenzione. Ma anche 48 lunghe ore non sono abbastanza.

Ma allora che abbiamo fatto? Ho passeggiato e mangiato.
Ho passeggiato. Non ossessionati dalla spasmodica ricerca di un riparo al fresco o al caldo ci si inebria l'aperto. Chi conosce Roma sa che certe giornate sono fatte solo per restare con il naso all'insù a cercare nuovamente il cielo nascosto dai muri, o quei rampicanti che, avuto il sopravvento sulla volontà dell'uomo, adesso fanno paesaggio più dei muri che ricoprono. O le fontane di marmo che richiamano inevitabilmente gente.
Ho passeggiato a godere i palazzi, i prati o quel frizzantino nell'aria che ti avverte che è meglio infilare la giacca anche se il cielo ti rimanda ad un caldo settembre, ad una fine estate non afosa.
Allora si scavalcano i ponti che portano all'isola Tiberina, con la sensazione di essere dei fortunati, degli eletti, per lo splendore del fiume che scorre pieno al di sotto, per i muri di mattoni rossi, per la pervicacia con cui i turisti riempiono ogni spazio utile della pavimentazione.
Oppure si viaggia sui Fori Imperiali inframezzati a tonnellate di corpi in movimento, che se si fermassero di botto, frenerebbero con stridore di gomme d'auto.

Roma non soffre ad essere calpestata, riemerge da sotto le suole e sovrasta ogni intruso; fa eco alle parole di stupore rimandando ulteriore bellezza; riflette gli sguardi catturati con l'arroganza di chi sa di essere stata l'unica caput mundi.
Ti accoglie ma non t'ingloba: devi nascervi per farne realmente parte, per acquisire quel modo di fare insieme sfuggente e cordiale che ti consente di demolirne la solitudine. Se vieni in visita ti fa la grazia di uno stupore infinito, ma inevitabilmente ruzzolerai sulla sua superficie fino alla tua partenza, senza scavarne le vera essenza.

Passeggiato e mangiato. Ho mangiato quasi senza consapevolezza dell'essere in città mentre il destino della Nazione si compiva attraverso gli abbandoni, i caroselli, le urla ed i trenini al ritmo del samba. Neppure una telefonata che induce alla festa mi smuoverà. Il "grande accusatore" se ne va, per il momento. C'è chi ha disapprovato l'allegria. Pur non avendovi partecipato mi guardo bene dal giudicarla negativamente.
Per quel che mi riguarda ero prosaicamente impegnato a tavola tra giri di torte meravigliose e riso basmati. La sera avanti cena giapponese di tempura chiusa da un trionfo di crostate.
Altri lussi che ripagano i trenini a cui non abbiamo partecipato: il sentirsi stretti ed accolti dal calore gratuito degli amici.

Alla fine si torna in provincia senza angosce, si prepara la cena e ci si immerge in quest'aria di piccolo e distante che chi vive a Roma può venire spesso a cercare qui. Perché alla fine di uno scambio di atmosfere si tratta: io qui, tu lì a provare a scambiarci la vita. Chissà se con il supporto delle buone maniere che l'invasione del territorio altrui richiede.

mercoledì 2 novembre 2011

UN PAIO A NOVEMBRE


it.forokeys.com


Passa ottobre, si girano le pagine dei calendari - doppio slurp per "manzo" con speck sul mio calendario illustrato dello studio - e tutto procede per il verso giusto.

Ad una mostra di arredamento e tecnologia per la casa incontro una cugina che non vedevo da... Una vita, non so dare una tempistica. Rifletto: ma se non mi avesse visto lei, l'avrei riconosciuta? Avrei ricordato il suo nome? Strane le ellissi che compiono le vite di persone che conosciamo: ellissi che s'allontanano e s'incrociano con la precisione e la dinamica che non ci è data di conoscere nei dettagli.
Scopro che ha una figlia di diciotto anni, un altro più giovane. L'uomo che l'accompagna, il marito, non lo conosco...
Non commento, ho la certezza che non capiti solo a me.

A proposito di ellissi, e di corpi che non si incontrano, in questo caso per fortuna, pare che possiamo dirci salvi dall'asteroide 2005 YU 55 che l'otto novembre ci sfiorerà ad una distanza folle, ma che per gli astronomi non ha la stessa valenza che ha per noi: 324mila chilometri. Comunque più vicino della Luna.
Luna che però è molto più grande, in quanto l'asteroide dicono abbia un diametro di 400 metri. Luna che a meno di un qualche cataclisma rimarrà costretta a girare in tondo attaccata alla gravità della terra per l'eternità.

E' la nostra piccola trottola; una vita dedicata ad un altro pianeta, a costringersi a porci domande, a forzarci a vincere la forza di gravità per raggiungerla, a far sospirare gli innamorati e a tenere le persone con la testa girata verso l'alto, qualche volta la bocca aperta.
Non ho un gran rapporto con la luna: la guardo con antica riserva e ammirazione, non la sento amica, l'ammiro perché non è un sasso qualunque depositato nello spazio ma ha poteri misteriosi ed innegabili sulla fisica terrestre e la fisicità umana.
A volte la vedo sorgere da dietro una collina che mi sta di fronte e su quella collina, fino a poco tempo fa, c'era una croce enorme, illuminata al neon: lo spettacolo era da apocalisse. Come il canto di riscossa di forze oscure pronte a scatenarsi durante la notte...
Ora la croce non s'illumina più: che l'Enel abbia imposto una tariffa insuperabile anche per la fede notturna? E lo spettacolo è più bello.
L'asteroide invece passa, lascia una scia di respiri di sollievo e chissà se lo incontreremo ancora. La luna, per fortuna, resta.


domenica 30 ottobre 2011

AUTUNNO


Banali ma così intensi, i suoi colori.
Visti da me

mercoledì 26 ottobre 2011

BUIO MAYA


tempofinale.wordpress.com


Il fine settimana parte così:

viene lo spazzacamino e mi dice che la stufa e la canna fumaria la devo pulire tutti gli anni.
Gli dico che il suo collega, due anni fa, mi disse che una volta ogni due anni andava bene perché la curavo molto e bene.
OK, una volta all'anno;

vado dalla commercialista: un CUD aggiuntivo fa sperare in un rimborso delle tasse. Lei mi dice che sì, in effetti di questo si tratta.
Finisce che invece di avere il rimborso devo pagare io 60€.
OK, belli questi rimborsi!

Devono essere i tre giorni di buio Maya, oggi, domani e dopo-domani, tre giorni che potrebbero quasi un'anticipazione di quanto dovrebbe avvenire nel dicembre 2012, tre giorni da passare sotto le coperte, dove rimandare tutte le decisioni da prendere a martedì, tre giorni da illuminare con la propria buona volontà e il proprio buon cuore, restando in attesa del loro naturale passare.

In più questo scuro long week end viene accompagnato dalla notizia del prossimo avvicinarsi del pianeta Nibiru (ma chi è questo?) che non so per quante migliaia di anni se n'è stato a scorrazzare per l'universo mondo e ora, semplicemente seguendo la sua orbita, ritorna verso la terra; e invece di accoglierlo col gaudio che si merita il povero errante, magari offrirgli una cena, lo si vuole portatore di eventi negativi, catastrofi e quant'altro. Su cosa si basi 'sta teoria non lo so: se è apparso l'ultima volta qualche migliaio di anni fa, che documenti ci sono che sia davvero un pianeta porta-sfiga? E se così fosse, non è che è già in ritardo su Saturno, o chi per lui, viste le sfighe che ci son capitate fino a pochissimi giorni fa?

Intanto, per la serie: "non ci credo ma comunque non vedo perché non approfittare della filosofica pennichella", mi sono messo a riposo e le grandi decisioni le lascio agli altri. Prendo solo quelle minime.
Ho solo deciso in giornata di continuare i lavori che avevo interrotto mesi fa: non credo valga come contravvenzione all'ordine centroamericano di starsene in panciolle, non si tratta di un nuovo inizio!
Poi ho deciso di rientrare alla Coop di sabato perché avevo dimenticato biscotti e yogurt nello spesone di ieri. L'ho fatto consapevolmente e pronto ad accettarne le conseguenze, soprattutto la sgridata di Igno.
Non c'era un'anima.
Ora sto per decidere di prendere la macchina e guidare fino a cena fuori. Ma pure questo non mi pare granché.

A pensarci bene i tre giorni di riposo imposti dai Maya, non sono molto diversi dalla vita reale di tutti i giorni.

sabato 22 ottobre 2011

ANSIA DA SABATO MATTINA


video-classifica.com


Vado a fare la spesa di sabato mattina. Questo mi fa venire nell'ordine:
1-ansia_
2-voglia di un'epidemia, non solo minacciata_
3-un'incazzatura genetico/preventiva_
4-ansia_
5-voglia di fine del mondo_
ed infine
6-ansia____

Potrei andare il venerdì e far provviste anche per domenica direte voi, e lo dico anche io.
Ed infatti ci vado, lo faccio, ma tanto qualcosa mi scordo e quindi devo tornare in quel girone infernale in cui si trasforma il supermercato, o qualunque altro spaccio alimentare il sabato "all day long".
Scene da apocalisse: gentili dame trasformate in regine cattive di Cenerentola. Banco della carne assediato da una popolazione in carestia. Venti persone in fila davanti al parcheggio dei carrelli. Urla di bambino dimenticato al banco frigo. Yogurt Activia che cercano di aggredire signore agées che non soffrono di stipsi...

Mentre respiro per non cadere preda di quell'aggressività che preme da sotto la pelle, sentimento che mi farebbe mangiar vivo ogni essere bipede, tranne gli struzzi, che mi passasse a fianco, ascolto.

Due signori fermi a discorrere dei casi loro sul marciapiede parlano della prossima fine del mondo. Non chiedo e do per scontato che si tratti di quella prevista per l'anno prossimo, se non ricordo male il 12 dicembre 2012.
Consolante, quando si ha in sé la ferocia di Barbablù, accorgersi che solo alzando lo sguardo si possono trovare persone più negative di noi ad un passo da casa...
Nella vita che scorre loro a fianco sempre uguale, i due signori trovano tutti gli indizi... anzi i SEGNALI dell'imminenza del vernissage mondiale della mostra sul nulla eterno, della fine seguita da sperabile inizio, del botto primordiale che nessuno sa descrivere.
Dicono che, "del resto, con tutte queste guerre, l'11 settembre 2001, i terremoti, gli tzunami, le inondazioni, la fame, le epidemie, i cambiamenti climatici, che ti vuoi aspettare se non la fine del mondo?".
Sto per unirmi all'allegro consesso per ricordargli che hanno dimenticato le piaghe d'Egitto, tutte e dieci, la cellulite e la caduta dei capelli, quando...

Aspettate, aspettate, ASPETTATE UN ATTIMO!!!!

Dunque: se togliete l'11 settembre, tutte le altre calamità più o meno provocate dall'uomo, più o meno naturali mi pare che ci siano sempre state. O no?! Le parrucche mica le hanno inventate i parrucchieri milanesi, no?! Le barriere contro lo tzunami i giapponesi le avevano costruite già da tempo - anche se un po' bassine, in verità. Avete voi ricordo di un periodo della vostra vita in cui alla TV non vi aggiornassero di una qualche guerra, più o meno vicina, più o meno internazionalizzata? Io ho passato l'infanzia a sentire i movimenti dell'esercito U.S.A. in Vietnam!
Le risposte sono quindi: no, no, no. Ahimé, è sempre stato così.

Allora questi non possiamo considerarli come campanelli d'allarme per una prossima fine del mondo... Dobbiamo invece considerare quelli da noi provocati, come PROVE EVIDENTI di quanto come razza umana siamo coglioni, ciechi, magnificamente irresponsabili e di quanto non siamo stati capaci a costruire una società migliore per noi ed il nostro prossimo - cosa di cui ci lamentiamo ovunque ed ogni tre per due.

Ed è per questo, solo per questo, non per i segnali, non per i disastri che ci fanno piangere mentre li subiamo o li guardiamo alla TV; solo per questo che, secondo me, possiamo aspettarci, a breve, di sparire come razza umana, il BIG BANG e/o la profezia Maya. Altro che segnali tellurici di Divina rabbia!

....................

ANSIA!!!!!!!!!

........ E se da domani cercassi di essere un po' più carino con il mio prossimo, non provassi l'amore che provava la Cianciulli per chiunque intralci il mio procedere quando vado al supermercato; e gli altri facessero altrettanto, non c'è verso che i Maya ci ripensino?

No.

lunedì 17 ottobre 2011

IO AMO A NESSUNO


è mia! l'ho fatta io! a Palermo.

ADIEU

La vicina Lalla non c'è più.
Ci ha lasciati ieri mattina in silenzio, senza neppure disturbare le infermiere al piano.

La donna che con la sorella aveva sviluppato e testato con successo un metodo d'interrogatorio degno del Mossad, e che conoscevo da un briciolo di mesi in meno di cinquant'anni, ha deciso di non tornare a casa.

Lo aveva detto quando era dovuta partire per il ricovero in ospedale. Sono io invece che rientro a casa anzitempo per salutarla, lasciando l'isola grande mentre questa cambia i profili, rinfrescati finalmente dalle prime piogge che seguono un'estate pesante.

Mi mancherà il suo vigoroso sbattere di scopa sui... battiscopa dalle 07,45 alle 08:10 di tutti i giorni dell'anno, festivi compresi. E il suo lavare la macchinetta del caffè ogni mattina alle 07,30 in ogni condizione meteo. Ed il suo alzare il volume dell'apparecchio televisivo così che io potessi risparmiare elettricità ascoltando il suo invece che il mio.

Mi mancherà. Davvero. Così come mancano tutte le cose che hanno composto il puzzle della propria crescita, evidenziato le proprie abitudini, scavato il solco delle ovvietà di una vita intera. Come qualcuno di cui hai visto alfine le fragilità.

Sarà una mancanza in più da accudire nella memoria. Un altro lavoro extra che avrei voluto evitare.

Buon viaggio Lalla.


Inviato da iPhone di Giampiero

venerdì 14 ottobre 2011

CARTOLINE



Come mi sarà venuto in mente di voler spedire cartoline non lo so. 
Ma è accaduto e non poteva andare altrimenti.
Non tante, non più di due, ma siccome qui avevo visto materiale orribile da far collezionare da chi fa collezione di cartoline orribili, e anche se non le colleziona le apprezza, ho pensato: "Bene, diamoci da fare".  
In tabaccheria compro le cartoline che avevo individuato tempo addietro. Son davvero brutte e squallide in maniera sovietica. Altrettanto democraticamente non ammettono scelta: c'è una sola veduta di tutta la cittadina e bisogna farcela bastare. Una foto della chiesa madre dedicata a Santa Maria della neve prima del restauro di tre o quattro anni addietro, con aria particolarmente muffita e vecchia. I colori del cielo irreali. La Fiat Brava blu e la Renault Clio bianca parcheggiate davanti alla scalinata non datano lo scatto; lo espandono invece ad un periodo così vasto che rende impossibile individuare un anno preciso. 
Il dietro: non c'è un anno di produzione. A lato, sotto lo spazio destinato all'indirizzo una scritta avverte che la riproduzione è vietata... Secondo me possono tranquillizzarsi, far rientrare l'allerta e dormire sogni tranquilli. I loro e quelli dei loro avvocati. Senza offesa.
Non c'è scelta, voglio e prendo questa. Ma l'acquisto da questo negoziante perché questo è uno dei pochi tabaccai locali, l'unico incontrato da me, che ha sempre avuto in vendita i francobolli e non mi costringe a fare anche la coda alla posta.
Non " ha sempre avuto". Aveva. I francobolli intendo. Ora non li ha fino alla settimana prossima. Ed essendo giovedì... Delusione. 
Mi incammino quindi verso la posta pensando a quando mio padre, tabaccaio anche lui, di quelli seri però, mi diceva che nel contratto firmato col Monopolio di Stato per avere la licenza, era specificato che la vendita di valori bollati e POSTALI non era un optional ma un obbligo legato al mantenimento della licenza stessa. Ma me lo ricordo solo io. 
Mi consolo constatando che ho solo due persone davanti a me, in attesa del proprio turno allo sportello postale.  Faccio la coda, chiedo i francobolli quando è il mio turno e mi dicono che loro possono affrancare solo le cartoline con quegli orrendi francobolli stampati lì per lì dalla macchinetta. E quelli non li vendono per essere portati via, possono essere attaccati solo dai dipendenti postali e spediti da loro stessi. Quelli in vendita da portarsi a casa, da leccare o incollare, sono già in cassaforte... Ma se l'ufficio chiude alle 13:30 e non sono neppure le 12:00, che ci fanno i francobolli in cassaforte?! Sono alla posta o alla Coop? Ho chiesto un francobollo o un pollo disossato? Ma che discorsi sono?! 
Sto per esplodere. Ma non lo faccio. E faccio bene. Perché dopo un po' d'attesa, vista la mia faccia l'impiegato allo sportello torna con un bel foglio di francobolli con raffigurati dei reperti archeologici e me ne stacca due. Che porto a casa.   
L'incredibile è che le cartoline saranno spedite grazie alla buona volontà di un impiegato che ha scovato la propria buona volontà nel fare appieno il proprio DOVERE. Altrimenti, oltre all'incazzatura, mi toccava un'altra coda alla posta. O cestinare le cartoline.
Cestinate.

domenica 9 ottobre 2011

MONA MOUR

da repubblica.it



Mentre su un quotidiano pubblicano le scritte d'amore sgrammaticate - NON POSSO FARE ALMENO DI TE... - è passata anche la domenica che si è premurata di infilarsi sotto la pioggia. Invece di stendersi sotto una giornata dai mille riflessi del bel tempo, ha preferito la cappa e il mantello. Lo stesso ha fatto il lunedì. E la prima parte del martedì.
Le previsioni... prevedono ancora per oggi meno di dieci gradi per la notte: autunno in azione. Ci va un piumino.

E' passato di riposo il giorno di festa. Ma neanche tanto. Pips è impegnato nell'opera di pulizia "stile primavera" - inoltrata - che lo impegna ogniqualvolta rientra a casa: è un delirio. E visto che non mi fa partecipare all'evento, gli ho staccato un paio di porte e gliele svernicio, gliele stucco, e gliele dipingo. Il lavoro doveva essere fatto e a me la falegnameria piace. Dopo il lavoro sul mio portone di casa, venuto proprio bene, mi sento pronto per incarichi più impegnativi e quindi ci do dentro con lo sverniciatore e tutto il resto. Spero di poter riappendere le prime porte ai cardine mercoledì: domani.

Nel frattempo è venuto anche il VERO falegname a fare dei lavori sulle finestre, l'idraulico con poco successo a sistemare uno dei bagni, e in settimana dovremmo programmare una gita a Palermo per trovare dei pezzi per la doccia che in paese non si trovano.
Meno male che il tempo non è clemente, altrimenti tutti questi lavori non sarebbero stati fatti...

E dopo questa frase da perfetto cretino mi congedo da me stesso. Stacco il contatto. Avvio l'eutanasia dell'intelligenza. Varo del cervello dalla banchina del corpo.
Perché se pure è vero che adesso tutto funziona meglio, e sembra più bello, resta il fatto che se non la smette di piovere ci faremo questi 15 gg. senza muoverci da qui. E non è proprio per questo che ho scelto di scendere in macchina.


giovedì 6 ottobre 2011

LE ORTOLANE


cookaround.com



Stanno in nove sotto un cannicciato di tre metri per quattro, tra lettini, sedie, sdraio. Sono arrivate in spiaggia in coppie sgranate ma si salutano con inconfondibili urla di mercato, volumi da impressionare Pavarotti, conversazioni sovrapposte ed inutili da dibattito politico tv.

"Siamo qui, siamo qui!", si gridano per darsi la direzione nella spiaggia affollata.

E quando sono riunite è tutto uno scambiarsi frutta, un commentare cene, un descrivere nottate che è impossibile non ascoltare: i volumi sono quelli da catena di montaggio, dove il rumore impone di strillare. La bonarietà è quella dell'amicizia da mercato ortofrutticolo. L'eleganza è dettata dalla piccola vedetta lombarda che sta più a lungo in piedi sul lettino ad avvistare le prossime in arrivo. E quando le avvista saltella.

Perché è certo che ne arriveranno!


Prima o poi sortiranno una teglia di lasagne da una borsa frigo che non ho ancora individuato... Me lo sento, ce l'hanno nascosta da qualche parte.


Più che un gruppo di lesbiche sembrano un gruppo di ex suore... lesbiche, in libertà dalla vita monastica.

Una vita alle spalle da recuperare. Scontata la pena ci si riprende la gioia e l'euforia.


L'eccitazione dell'acquisto dei pareo le porta ad avvicinarsi senza successo alle nostre amiche. Consigliano, provano, copiano ed infine si aggiudicano dei bei pezzi. Ma capita la mancanza di "trippa per gatti" tra le donne del nostro gruppo, si riallontanano a ricominciare lo scambio delle banane, delle frutta, dei panini.

E le lasagne non sono ancora saltate fuori.


Passa il gelataio. Noi, famelici, prendiamo subito il gelato. Loro chiedono all'ambulante di ripassare verso le 18: è il contrasto tra euforia della libertà e parsimonia genetica nel godersi la vita. Gioire sì, strillare pure, mangiare come lupi la sera ma mai concedersi eccessi di piacere quando non è l'ora giusta.

E strillano tanto. Strillano senza interruzione tutto il giorno, senza preoccuparsi di tutti quelli che stanno vicini: noi riusciamo a dormire comunque per i postumi della notte brava che abbiamo passato in discoteca. Altrimenti sarebbe stata rissa.


Alla fine del pomeriggio il sole comincia a calare impercettibilmente all'orizzonte, qui dove i tramonti si possono godere. Il cambio di costa ha dei vantaggi per chi di solito va in Romagna!

Noi ce ne andiamo prima di loro. Ma non prima di aver aspettato le nostre amiche che partecipavano al micro concorso estemporaneo: "Miss Culetto Spiaggia".


Andiamo via con rammanico: è così accogliente qui se si escludono le ortolane; e gli aperitivi sono così fantastici che mi piazzerei in loco e ci farei un batuffolo di tana.

Chissà loro in quale locale porteranno le loro presenze roboanti stasera, mentre guido la macchina verso casa?


Mi consola la certezza di aver già condiviso troppo in spiaggia x rammanicarmi della loro assenza.


mercoledì 5 ottobre 2011

SVANITA


i-camillo.com


E che saranno mai due ore, anzi tre, nel computo del tempo assoluto dell'universo!

In fondo se la nave parte alle 17 ed io sono convinto di dovermi imbarcare entro le 20, che sarà mai, dico io.

È solo che Pips non è riuscito a fare il riposino che voleva fare e che avrebbe fatto se fossimo dovuti partire da casa alle 15:30 per raggiungere Civitavecchia. Invece si è dovuto infilare in un vestito da viaggio alla super velocità del vento - sembrava Wonder Woman - mentre io tra un bestemmiome e l'altro caricavo la borsa frigo.

Colpa mia. Ma neanche tanto. Che ne sapevo io che questi qui partono per la Sicilia con 3 ore, manco 1, 3 ore dico 3, di anticipo? Che sono loro, più fighi degli altri? Invece di adeguarsi ad un orario tardo pomeridiano, che i clienti potrebbero affrontare con più calma e una preparazione adeguata, questi vogliono distinguersi.

Pare che insomma faccia fede l'ora stampata sul biglietto e non quella che m'immaginavo io. Chissà mai perché...

Ma tant'è.
Sentendomi nell'ordine:
chiara di capelli,
nei secoli fedele,
Newfie,
ma anche e soprattutto
CRETINA,
abbiamo abbandonato casa alla velocità di un'evacuazione rapida, una volta che Pips ha ricontrollato nel biglietto. Gli ho detto: " guarda un po' che magari possiamo partire una mezz'ora più tardi"... Meno male che l'ho fatto!

Adesso siamo in attesa dell'imbarco. Credo di aver rimediato un paio di foto dai velox, ma abbiamo abbassato di ben 20 minuti il tempo di percorrenza previsto dal TomTom. Che di solito invece...

Augurandomi buon viaggio, vi saluto e ci sentiamo dall'isola grande!!!


sabato 1 ottobre 2011

GITA


lastelladelmattino.org



Nella concomitanza di una visita da parte di un amico che vive in Germania, abbiamo deciso di fare un piccolo tour tra i sentieri del Sacro in provincia. E qui, volendo, ce n'è di roba da vedere.
Mete prefissate il Monastero della Verna e quello di Camaldoli, nei crinali dell'Appennino Tosco-Emiliano e per finire, a cena da amici in Casentino. Le prime due non le avevamo mai affrontate in un unico viaggio: una volta nevicava, una volta soleggiava, una volta sceglievamo la provincia di Siena...

Trovata la scusa per fare la gita partiamo all'alba. E se alla Verna le Stigmate non le troviamo se non raffigurate in dipinto, certo è che al mercatino della solidarietà, trovo un catalogo di una mostra di pittura pieno di nudi maschili a olio, nudi maschili a matita, nudi maschili a carboncino, "omini ignudi" eccetera eccetera...

Bel capolavoro di pittura! Altro che Sacro! Qui siamo piombati nel bel centro del PROFANO! E che profano!
A nulla valgono a ricondurmi sulla retta via le meravigliose ceramiche invitriate dei Della Robbia che spuntano fuori un po' da ogni angolo della Cattedrale: sono tante e belle da suscitare emozioni troppo simili, ripetitive.

Tra le profanità un gruppo di pellegrini statunitensi che si distribuisce i compiti più strani per scattare le foto: apri la porta, tienila aperta, sparisci dalla visuale... Mi metto in coda con loro per visitare i luoghi sacri e in un attimo mi viene raccontato tutto del loro tour e della loro origine.
Scopro quindi che alcune delle fotografe volitivo/impositive sono suore.

Con nello stomaco una piadina si riparte per Camaldoli. Le curve della strada di montagna provocano malesseri vari che vengono retti stoicamente dal manipolo di ardimentosi: i colori delle facce tendono talmente al verde che, arrivati a Camaldoli, la prima tappa è alla farmacia centenaria del convento dove ci scoliamo una bottiglietta di elisir dei frati che con le erbe e i suoi più di 40°, è da noi detto confidenzialmente "sturalavandini".

Rinvigoriti dalla digestione indotta saliamo gli ultimi tornanti tra boschi meravigliosi.
All'eremo dove le casette dei frati sono chiuse nel recinto e paiono villette a schiera, la luce è incredibilmente chiara. La popolazione di visitatori rada, ma così impaurita del silenzio da risultare chiassosa. Il negozio di souvenir ha un catalogo esemplare di DVD contro il nazismo. Il Della Robbia di turno in una cappella dipinta in stile modernista. Avvistiamo un falco ed un cerbiatto. Grande. Quindi un capriolo? Un daino? L'ignoranza galoppa.

Altre curve fino a scendere a valle. Stavolta i passeggeri della coraggiosa auto che li ha portati in giro per tutto il percorso, la Patty, dal silenzio passano alle minacce verbali di sconquassi digestivi. Ci fermiamo giusto in tempo.
Un porto sicuro ci attende: un aperitivo, una pizza, un po' di schiacciata con l'uva in casa di amici.

Fine della gita. Rientriamo a casa distrutti.
Ma l'anima è salva.


giovedì 22 settembre 2011

FINITO UN ALTRO PAVESE

industriadelturismo.com


Leggo Pavese e a volte mi rendo conto di farlo solo..., anzi ANCHE, perché parla di Torino. Nomina strade, luoghi che fanno parte anche della mia memoria. Luoghi che ho... Amato? Odiato? Sfiorato?
Non lo so. Certamente li ho vissuti appieno.

Una volta scrissi una serie di pensieri: occupavano una cinquantina di pagine e donai queste pagine alla persona che divideva con me la vita e per la quale mi ero trasferito a Torino, pur lavorando io, prima e Roma poi a Milano. Scrivevo di quella città e delle altre che incontravo lavorando in giro per il mondo. Come a lasciare un filo di me e del mio vissuto a chi con me non poteva esserci e a volte ne sentiva la difficoltà.
Scrivevo che quella città mi era sembrata appartenermi poco, che troppo spesso mi era sembrato di viverla come un turista di passaggio veloce. Avvertivo la necessità di viverla con maggiore intensità, pienezza. Di fondermi nei suoi viali, nelle sue luci violente e prealpine, come in quelle, rare, nebbiose.

Non che non ci fossero i cieli grigi della pianura Padana. Ma erano molto meno frequenti di quello che pensano coloro che non la conoscono.
Ricordo intere giornate passate ad assaporare un inverno di una luminosità cristallina.
Altre a provare a riempire una vita che non voleva saperne di essere satolla.

Non vivo lì da anni, undici e più e adesso mi rendo conto di quanto invece quella città mi sia dentro. Di quanto faccia parte di me. E quelle parole scritte al momento che parlavano di estraneità, siano invece da rivedere, riconsiderare.

Non vivo più lì da anni, ormai. Ma ancora mi chiedo come sarebbe andata se lì fossi rimasto e lì avessi acquistato quell'attico con l'enorme terrazza che guardava le montagne in via Asinari di Bernazzo che non presi per quella musica assordante che si sentiva arrivare dall'appartamento vicino, la mattina che lo andai a rivedere per prendere la decisione finale. Cercavo una casa e nel gergo locale mi venivano proposti "alloggi"... Palchetti invece di parquet...

Ritrovo molto di questo in Pavese, se escludo il gap degli anni che ci dividono. Una certa ingenuità di quei luoghi che lui ha saputo descrivere e che io vivevo e apprezzavo.
Quando ripasserò da Torino, mi fermerò qualche istante a ringraziarlo davanti all'Hotel Roma.


martedì 20 settembre 2011

TERMINARE


L'arrivo del freddo porta con sé un po' malinconia. E' quasi da bastardi dirlo, ma ora abituarmi a questo cambiamento climatico mi fa tristezza. Non sopportavo più il caldo, lo confesso, mi aveva anestetizzato alle emozioni, ma oggi mi sento un po' un automa. Allora ho deciso di fare qualcosa di estremo.
E l'ho fatto, lo confesso.  Ho preso il coraggio a due mani e l'ho ucciso. Il lievito naturale, naturalmente. La pasta madre.   Lo dovevo accudire come un bimbo. Cambiare ogni tre giorni la farina, oppure usarlo d'obbligo. Ed era solo un lievito, non un bimbo.  E' stato un compagno di viaggio e l'ho portarlo con me in vacanza nascosto dentro la valigia in stiva, che in cabina non me lo facevano portare. Ha visitato frigoriferi di altri, e ha fatto amicizia con pietanze sconosciute ai più.  Ho dovuto fare attenzione che non s'inacidisse come una vecchia padrona che viene contraddetta, se stava troppo al caldo, o non "cresceva" per il troppo freddo, dal momento in cui mi è stato donato come una cosa preziosa. E in realtà lo era...  Peccato per lui. L'ho amato ed usato fino a che non mi è venuti sulle palle: le focacce ed il pane fatti con lui erano una rogna di programmazione, ma erano buoni ed aciduli come si conviene.
Poi ho scoperto che non l'usavo più. Era finito un feeling. Troppo pane mangiavo se lo mettevo in forno. Troppo spesso buttavo via farina solo per mantenerlo vivo.
Quindi l'ho terminato dentro il sacchetto dell'umido.