domenica 25 ottobre 2015

SALDI DI CHIUSURA



fotomiafattadame



Ci son rimasto male. 
Non avrei dovuto perché tutto scorre, cambia, si evolve. Ma ci son rimasto ugualmente male. A vedere le saracinesche della Libreria del Corso chiuse, sovrastate ormai della gigantografia con le facce dei Pooh incartapecorite e inutilmente stirate, zigomate dallo stesso chirurgo, ci son rimasto male. Ed i Pooh non mi son mai piaciuti, neppure ora che si sono sciolti poi riuniti con Riccardo Fogli. 

E quando dico che la libreria è chiusa intendo chiusa per sempre. Closed, svuotata, al buio, già polverosa. 

Eppure avevo seguito, anche questa volta, la medesima tecnica di sempre per arrivare fino lì ed acquistare in una libreria reale, una di quelle che non fosse un "non luogo": avevo sfogliato i cataloghi online di Amazon, Feltrinelli, Mondadori o chi per loro, poi, una volta deciso cosa mi andava di leggere, una volta focalizzati due o tre titoli che potevano servire alla bisogna, sono rientrato nella realtà per passare al contatto tattile, visivo, olfattivo coi volumi selezionati per eleggere il prescelto. 

L'acquisto doveva aver luogo in un posto confortevole e pieno di quella realtà che solo i negozi amati, voluti, curati e sofferti posseggono. 

Non ce l'ho col mondo dei centri commerciali, o coi siti internet che offrono pregi innegabili quali anonimato e maggiore libertà di approccio al prodotto, orari più o meno illimitati. 
Però è innegabile che tra questi ed un qualunque negozio lungo la strada che racchiude come un'osteria la sua perla/bottegaio qualche differenza ci sia. 

Io preferivo quella libreria lì. Era ampia, con un una vetrina d'ingresso che era già quello un luogo di consultazione; poi seguiva un enorme salone ad elle, con varie isole e pareti a scaffale tra le quali vigilavano e consigliavano scarsi addetti. L'illuminazione era buona, l'aria intrisa di odore di stampa, la scelta, il consiglio vastissimo. Non c'erano commessi ossessionati dalla necessità di realizzare la vendita e chi acquistava aveva la calma ed il tempo di chi si avvicina al libro come ad un oggetto degno di rispetto. Eppure gente ce n'era sempre. La cassa aveva una sua piccola coda e niente lasciava pensare che prima o poi... Ed io lì volevo dare ai miei soldi la direzione giusta, scegliendo chi creava un valore reale, occupazione, benessere a persone vere e non a consigli di amministrazione, dal mio denaro. 

Non so perché ho scelto quella libreria rispetto ad altre. Ma ad un certo punto, mentre la città mi si apriva nuovissima davanti, mi è capitato di entrarci e di decidere così. A prima impatto la scelta era stata su un altro negozio molto più vicino a casa, abbandonato in fretta e furia non appena gli ho visto esporre per troppo tempo ed in un'intera vetrina, libri politici che avranno attratto altri ma hanno respinto me. 
Così sono arrivato lì, ma adesso è chiusa ed io mi devo ricreare un altro luogo familiare. 
Perché è di questo che si tratta: di un luogo familiare come una stanza di casa, che improvvisamente ho trovato con la porta sbarrata da una serratura di cui non ho le chiavi. Devo ridisegnare una mappa di un luogo noto. Ho bisogno di una bussola. 

Così ho attraversato la strada, ed il libro che volevo l'ho preso altrove senza neppure guardare troppo per il sottile. 

Affranto, deluso, continuano a non piacermi i Pooh. 
Ed anche un po' irritato per non aver saputo che la grande svendita della libreria in chiusura prevedeva uno sconto del 30%...





Inviato da iPhone

mercoledì 7 ottobre 2015

SALITA AL MONTE



fotomiafattadame- Monte Pellegrino

Ho fatto una cosa che avrei dovuto fare anni addietro, ma fino ad ora la pigrizia non mi ha aiutato a portare a termine il compito.

Invece un po' di giorni fa, arrivato a Palermo, ho tirato fuori le scarpe da camminata che certamente non si trovavano lì per caso, e mi sono incamminato sul Monte Pellegrino fino a raggiungere il santuario dedicato alla Santuzza.

Un bel percorso in salita vertiginosa su un acciottolato scassacaviglie: ma tant'è, questo è il percorso devozionale. Una signora che incontro mentre già io sto scendendo lo percorre scalza e davvero non so quale enorme grazia abbia bisogno di chiedere a Santa Rosalia per sottoporsi a tale tortura: io con gli scarponcelli ce la faccio a malapena. Sarà colpa mia che cammino sempre troppo in fretta anche in salita.

Per i pigri o coloro che non possono camminare così a lungo c'è l'alternativa in quattro ruote su un bell'asfalto liscio e curato.
Asfalto ed acciottolato si incontrano più di una volta ed alla fine si riuniscono davanti alla scalinata della chiesa, tra pullman, baracchini di ricordi di ogni genere - in vendita non c'è solo Santa Rosalia in ogni forma e colore, ma pure mafia, politica e saggezza popolare che invita a farsi i fatti propri - ed infine bar ristoratori. Dove all'arrivo mi compero un bel cornetto classico panna e cioccolata. La ricompensa ci sta tutta.

Quando m'incammino ha appena finito di diluviare. L'aria è incredibilmente fresca e limpida. La terra riarsa dall'estate che ormai è alle spalle ha assorbito diligentemente tutta l'acqua che ha scaricato il cielo.
La prima cosa che mi colpisce è la differenza dei rumori che sento cambiare mano a mano che salgo. Dal traffico indifferentemente caotico che gira intorno alla Fiera del Mediterraneo, si passa al silenzio della passeggiata tra i pini, rotto solo dalle conversazioni di che la camminata la fa in compagnia o dallo sbuffare di chi si allena correndo in salita, dalle cicale che schiamazzano nascoste. Il salto nel silenzio naturale in una delle città più rumorose che conosca è davvero sorprendente. Più salgo e più godo della vista sulla città, scoprendola un'ammasso di costruzioni, una addossata all'altra, con pochissimi punti verdi ad interromperne la continuità.
Ma la posizione è spettacolare. Il mare, l'insenatura, il monte da cui guardo che guarda gli altri monti che chiudono alle spalle la baia. Il degradare dolce e lungo dalle alture nude verso il porto vivace, l'incedere verso terra di un traghetto: tutto diventa un bello spettacolo. C'è un senso d'imponenza, e di maestosità persa col passare degli anni e dei regimi.
Non posso non immaginare una città più piccola, magari più polverosa, dove il verde degli alberi degli agrumi si spingeva al mare e separava le rade case. Se ne coglie ancora qualche debole traccia, la matrice di un passato che certamente non stamperà il futuro. La bellezza di quest'immagine conquista me e deve aver conquistato migliaia di visitatori dei secoli scorsi. Poi sono arrivati i "tempi moderni" ed il capolavoro è stato ristrutturato da un'impresa incapace di coglierne il bello e l'unico.

L'aria profuma di pino, il verde è pieno e non te lo aspetti in questo monte che dal basso appare sassoso ed aspro. Ad un certo punto, molto in alto, una serie di costruzioni rivelano un ovile: cambia l'olfatto, l'udito e la bellezza del luogo. Le pecore, si sa, non ci vanno leggere col territorio...

Mi affaccio spesso verso la città e ne scorgo particolari che mi erano estranei: vedo in lontananza la pista di un'aeroporto che sapevo esserci ma non ero mai riuscito a collocare nella sua geografia. Dall'alto si vede un angolo dell'Isola delle Femmine, staccata dalla metropoli dal monte stesso.

L'ultima parte della camminata si fa tra grandi massi scoperti e pochissimi arbusti. Poi capisco di essere arrivato vicino alla meta dall'aumentare esponenziale dei rifiuti ai margini del sentiero: probabilmente chi ha iniziato il percorso carico di acqua può bere qui gli ultimi sorsi, certo di poter entrare in possesso della preziosa bevanda di lì a breve. La cosa che mi lascia di stucco è che qui si pretenda il miracolo ben prima di arrivare a pregare la Santa e che, forse, si pretenda un miracolo inutile se si spera che la buona Rosalia faccia da spazzina e faccia sparire la sporcizia umana. Basterebbe depositare il vuoto dell'apposito bidone, che prima o poi si troverà. Elementare.
Lo dico così, ma in realtà mi incazzo il giusto a vedere tutta questa incuria legata alla parola "devozione". E non me la prendo con chi non ripulisce, ma con chi sporca e se ne sbatte di quello che lascia dietro di sé. E comprendo come possa essere stato facile trasformare un capolavoro geografico in un cumulo di cemento senza bellezza.

Ma così è ed a quanto pare non c'è rimedio. Salgo la scalinata ed entro nel tempio inserito nella roccia e abbellito da un bel barocco. Sulla destra della scala una signora anziana vende ceri di ogni taglio.
Il soffitto della grotta sembra una pista di automobiline con i canali che convogliano in un fonte l'acqua che vi filtra e che miracolò. Nella grotta furono ritrovate, a centinaia di anni dalla morte, le ossa della Santuzza. Una statua sotto l'altare la raffigura in oro ed in estasi, distesa, con il libro, la rosa ed il teschio. Fu un'eremita. Ex voto ogni dove raffigurano le parti del corpo sanate o risparmiate dalla sventura. C'è un bel silenzio ed io godo anche di quello.

Inizio la discesa a passo brillante. Non sono qui per pregare ma per vedere, per camminare, per godere di questa bellezza.
Ed ho fatto quanto dovevo.

fotomiafattadame