giovedì 17 aprile 2014

NOBILITATI


buonisapori.eu

Il guru più in voga dell'alta cucina italiana fa la pubblicità alle patatine fritte in busta.
Le esalta per la spregiudicatezza. Invita noi poveri banali ad osare per arrivare a risultati eccellenti, ci sfida con uova di quaglia o alici adagiate sulla patatina zigrinata, e se non riusciamo ad immaginare così tanto ci stampa la ricetta dietro.

Ora dico io... Va bene tutto, anche le patatine in busta consigliate da questo novello Rocco Siffredi - io non le compro solo perché mi piacciono così tanto che se ne apro una busta, non sono soddisfatto fino a che non l'ho svuotata, poi mi pento e vado a correre.
Ma le patatine fritte, non rientravano un quello che fino a poco tempo fa era definito cibo spazzatura? Ultimamente non giravano con timidezza solo nei tavoli degli aperitivi meno rinforzati? Mi sbaglio? Anche qui c'è stata una revisione?
Forse sì.

Bei tempi quando questo cibo era formalmente vietato e lo si comprava, come refurtiva che scotta, con i pochi soldi che si mettevano insieme tra gli amici ai giardini. E di nascosto. Le madri si incazzavano come mandinghi se ci trovavano con il corpo del reato ancora in mano: minimo, dopo il misfatto, ci toccava una dieta disintossicante di merende a pane, burro e marmellata per una settimana.
Per non parlare del predicozzo semi-urlato che si estendeva per un tempo infinito. O almeno così pareva.

Ora invece se inviti a cena gli amici, apri la busta, ci schiaffi sopra la qualunque, meglio se le acciughe son del mar cantabrico e la quaglia è un'ovipara della brughiera, e ci fai un figurone. Da pirla.

Io, se proprio dovessi "osare", su quelle appena acquistate con la scusa di "capire" oserei con cubetti di mortadella e fette di salame di Felino di discreta altezza. Minimo mi si incastra tra i molari, ma vuoi mettere la soddisfazione?


Cambiano i tempi, ma la gente si sputtana sempre con le solite cagate. Però, intanto, abbiamo nobilitato la patatina fritta.
Bella mossa.


martedì 15 aprile 2014

DA QUASSÙ


comunediarosio.altavista.com


Guardo dall'alto, dalla postazione privilegiata data dall'altitudine, la DOUCE FRANCE che scorre giù sotto.

I colori sono intensi a quest'ora del tardo mattino. Variano dai toni del marrone dei campi arati, a quelli del verde dei coltivati, dei boschi dalle tonalità più intense.

Tutto è delimitato alla perfezione, incastrato armoniosamente senza essere mai squadrato.
Qua e là delle strade sterrate portano da un villaggio ad un altro.
È limpido: sembra di poter contare le tegole delle poche case.

Ma lo spazio sotto ha i colori e le forme della terra e non quelli squillanti e rigidi dell'uomo.
È proprio questa mancanza di case, di paesi uno via l'altro che mi colpisce. Abituato alla sterminata città unica che scorre ai lati delle strade italiane, da qui la presenza umana diventa assenza: appare e scompare a larghe pause.
Lo spazio sotto sembra enorme e già da qui si ha l'idea del silenzio. Di possibilità di girare lo sguardo e non veder case all'orizzonte.
Vivendo da sempre in città un lusso da ricercare per le vacanze. Ammesso di riuscire a trovarlo: una delle ultime vacanze in un agriturismo veneto, mi mostrava il capolavoro di una porta d'ingresso di rimpetto a quella di una fabbrica qualunque di una squallida zona industriale.

Ne parlava Corrado Augias e non aveva torto: ci sono altre nazioni dove ancora lo spazio e l'isolamento in panorami umanizzati sono ancora a portata di mano, senza dover arrivare a vagare per il deserto.

La migliore invidia.


Arrivando dalla Grande Londra un Ps al veleno: ma la faccia paralizzata di Amanda di Britain's got talent? Ne vogliamo parlare? Anche no.

sabato 5 aprile 2014

CASTE


rediff.com


Eppoi si sa: l'uomo è perfetto e nel contempo fallace.
Fallace e soprattutto di parte.

Così tanto schierato che siamo disposti a perdonare più o meno tutte le debolezze di coloro che fanno parte del nostro credo. Anche le peggiori aberrazioni. I vizi scoperti: in fondo non sono così lontani dalla verità della nostra anima.


Aberrazioni e vizi degli eretici che non sono "dei nostri", invece le stigmatiziamo e ci fanno orrore. Le sbandieriamo ai quattro venti e gridiamo allo scandalo.
Gridiamo così forte per farci udire da tutti e vogliamo che ci venga riconosciuta un'integrità di gruppo. Una protezione di casta.

E ridiamo degli altri con toni acuti, puntiamo il dito e chiudiamo le porte dei nostri cortili.

Ciechi e fallaci.
Soprattutto ignari.


mercoledì 12 marzo 2014

GIRA LA RUOTA!



fotomiafattadame

Vai a vedere un film, neppure troppo bello, e ti innamori di un polittico. Ho scritto bene: un polittico, non un politico.
IL POLITTICO DELL'AGNELLO MISTICO di Jan van Eyck.

Allora decidi che vuoi andarlo a vedere: in giornata, da Milano, il Belgio si può raggiungere con facilità. Ti alzi presto, corri in aeroporto e voli verso Bruxelles. Dall'aeroporto alla città di Gand son 50 minuti di treno, come dalla mia città a Firenze. Fai i biglietti, vedi i voli, ti regalano una guida turistica buona per l'impresa, la stessa ordinata e mai ritirata l'estate scorsa... Ti sei pure tolto la maglietta della salute: lassù son previsti 18 gradi.

Almeno credi. Credi di far tutto ciò fino a che il tuo aereo non dirotta su Amsterdam per nebbia su Bruxelles.

Non m'inquieto neppure. Percepisco la cosa in due modi opposti:
A- è la maledizione di chi non è venuto con me a colpire; sarà il caso di programmare questo itinerario insieme la prossima volta;
B- nella mezza dozzina di volte che son sbarcato nella città degli zoccoli e delle zoccole, non son mai riuscito ad entrare al RijksMuseum. Per inerzia mi spingevo verso altri luoghi, per pigrizia non deviavo la traiettoria. Questa è la volta buona.

Ore dopo mi trascino per i canali con lo sguardo assatanato di una connessione internet wi-fi free.
A casa hanno saputo già del dirottamento e un po' se la ridono, un po' si preoccupano come tutte le volte che i piani vengono cambiati senza preavviso: la sicurezza di immaginarmi camminare un ambienti conosciuti è svanita in un PUFFFF.
Li ho avvisati dall'aeroporto, dove internet è gratis per tutti - provaci in Italia se ci riesci!!! - e rassicurati dal museo, anch'esso tutto coperto dalla rete dati e naturalmente gratis....

Ma non essendomi messo fino ad ora a cercare un volo di rientro è arrivato il momento di darsi da fare. Vogliono sapere quando mi rivedranno... Sciagurati!

Giro e guardo la città che conosco. Ho le gambe a pezzi ma la luce è fenomenale, la città un tripudio di attività, il via vai di persone ininterrotto. I canali con gli alberi in germoglio.
Un delirio di bellezza tutta storta come queste case dal frontone multiuso.
Mi dirigo verso un bar che conosco dove mi siedo a bere un cappuccino. Oltre che avvicinarsi alla connessione urge allontanata dalle svampate di "canna", che pare t'inseguano mentre cammini. Posso dire che la canna ha un odore disgustoso oppure sembra che me la tiri troppo da igienista?
Il che non è male, visto che l'ultima - falsa - igienista nota, ha rischiato di finire in Parlamento.

Scelgo di rientrare su Milano anche se il volo è pieno e rischio di rimanere a terra fino al giorno dopo, rifiuto di fare la cosa logica e passare da Roma per i voli con maggiore disponibilità di posti.
Se questa giornata è iniziata facendo cose mai fatte, accettando il rischio della novità, mi devo imporre di fare qualcosa di diverso davvero.

Ora, in aeroporto aspetto la sentenza: a casa stasera o domani? Nel frattempo guardo due giovani spagnole che siedono con i loro stivali orrendi piantati sul divanetto. L'istinto di prenderle a ceffoni mi riporta all'usuale reazione che mi sale dalla pancia in questi casi.
Per far qualcosa di diverso non dovrei giudicarle.

Ma non chiedetemi troppo. Una cosa nuova per volta.

martedì 11 marzo 2014

PAUSA PRIMAVERA



fotomiafattadame


Premetto che la foto che ho inserito serve solo da pretesto per la fioritura esagerata. Il Giappone ha ben poco a che spartire con Milano... O no?!

Quello che è certo è che di sicuro è iniziata la primavera in anticipo.
È certo come è certo che il pannello solare scodellava acqua calda a go go già un paio di settimane fa, con un mese di anticipo rispetto agli altri anni.
Le margheritine e le violette infestano i prati e... se non la pianto con le immagini sdolcinate, mi faccio salire la glicemia da solo.

Questi segnali lanciati dalla natura hanno interpretazioni diverse a seconda dell'animo di chi le legge.
C'è chi vi trova il segnale che Al Gore poi tutti i torti non li aveva.
C'è chi ci vede semplicemente un cambio d'armadio imminente.
C'è chi non se ne accorge e si gode semplicemente il sole in panchina, magari leggendosi un libro.

Io un armadio da cambiare non ce l'ho.
Quindi, avendo troppo tempo a disposizione, mi preoccupo di Al Gore e mi godo il sole in panchina, punti uno e tre della mia misera lista.

A preoccuparmi del clima e leggere "I Promessi Sposi", niente di più adatto in questo luogo, vado al parco Montanelli a Milano, l'ex giardino zoologico, in pienissimo centro. Carino, quieto, pur con un bel numero di studenti in età rumorosa che lo frequenta, essendo la sede del Civico Planetario, nonché del museo di Storia Naturale. Quindici minuti a piedi dalla casa natale del Manzoni, nei dintorni accaddero fatti di cronaca che hanno segnato la vita mondana milanese, ma ora non se ne avverte che l'eco nella memoria dei meno distratti. Altre follie vollero giardini privati con i fenicotteri, veri, vivi, altrettanto privati in pieno centro.
La realtà e la follia è oltre l'inferriata, ma nella mente di chi viene a sedere qui la concentrazione è forte verso la tranquillità.

Però se ti incastri bene, se ti metti in certe posizioni defilate l'unico disturbo è quello dei runners. Vedi le piante, i fiori, i disperati in scarpette prossimi all'ultimo rantolo e quelli in forma che vanno avanti per ore. Io stesso vengo a correre qui: è un buon posto. Rantolo ma non mollo.

Seduto ti abbrustolisci così a fuoco lento, senza fretta. Strano che questo accada in uno dei posti più vitali del Paese, strano intendo che si riesca a far qualcosa senza fretta.
Oggi mi godo il sole e basta.
E che primavera in anticipo sia.


domenica 9 marzo 2014

TENTATIVO DI CONVERSAZIONE LEGGERA ANDATA IN VACCA



ebay.it



Le due signore parlano con entusiasmo tra di loro. Si capisce lontano un miglio che si conoscono da tempo. Magari non benissimo, ma devono aver visto crescere l'una i figli dell'altra.


"Siamo stati in montagna. Che bella neve!"
"Anche voi? Noi a Bormio abbiano sciato tanto"
"Pensavo foste stati al mare, tanto è abbronzata"
"No, no, siamo stati su a sciare. Sa, tanto per aprirla quella casa su, una volta ogni tanto... E suo figlio che non lo vedo da un po'?"
"Il Marco? Sì, lui è appena tornato dall'Etiopia. Bello, gli è piaciuto molto!".
"Bello, vero? Tutti che vanno fuori e ritornano dicendo bello questo posto, bello quest'altro, bella l'Albania, l'Egitto, la Romania...", qui lascia i puntini di sospensione.

La mia logica basica vorrebbe che il tutto si concludesse con una frase tipo: "Quando si va in giro tutto è bello", oppure: "I viaggi sono davvero le cose più belle da fare". Invece conclude così:

" Ma se questi posti son così belli, perché vengon tutti qui?".

L'altra capita l'antifona cambia repentinamente discorso.


giovedì 30 gennaio 2014

FUMO DAI MONTI



fotomiafattadame

La cosa che mi piace di più nelle montagne innevate è lo sbuffo di neve che vien via dalla vetta, tirato per aria dal vento.
Belle anche le piste, i colori degli sciatori che si trasformano in puntini mano a mano che scivolano in basso, le fiammate della luce riflessa, purissima. L'odore secco dell'aria.

Basta. Per il resto la poesia finisce qui.

Perché il bambino russo seduto a tavola per la colazione a 5 stelle - qui le stanze son tutte pietra, legno e vetro, le lenzuola ricamate - non riesce a trattenere il rutto. La mamma finge solo una rispettabile indignazione.

Perché il gruppo di sciatori seduti per lo spuntino di metà mattina al rifugio, tutti maschi alfa, non riesce a non parlare di visite prostatiche. Si sa che la virilità prevede una maschia e severa lontananza dal contatto con l'ano: il vero "uomo" si vanta di non aver mai visto il proctologo.
Bizzarro però, che prima di rimettere gli sci ai piedi, uno dei leaders del gruppo si stacchi per attaccare bottone con me che niente ho a che fare con loro.

Perché al tavolo dove pranzo, gli svolazzi di neve sulle cime si vedono dai finestroni, ma tutta la poesia rimane assente, anzi si allontana, mantenendo la conversazione su giudici, giustizia e avvisi di garanzia.

Ecco. Finito il pranzo mi alzo e mi rimetto fuori. Fingo di essere soddisfatto, faccio un veloce reset e mi concentro sulla neve.




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