sabato 27 novembre 2010

RATTO-RATTO




Come spiegare l'impressione che ho da tempo di avere la testa tra le nuvole?

Con l'esempio.

Ieri sera, avendo bisogno dell'auto onde evitare il congelamento agli arti inferiori, per arrivare alla lezione di yoga ho cominciato a svuotare la scatola delle chiavi, per trovare il telecomando del cancello del garage. Non c'era. Strano, ma non troppo.
"L'avrò lasciato in macchina", mi son detto.
Arrivo al garage e non solo il cancello era sbarrato, ma dalla saracinesca aperta potevo ben vedere che la macchina non c'era.
Furto? Non mi è neppure passato per l'anticamera del cervello: la Patty, la macchina, soffre ormai di età avanzata senza essere una macchina d'epoca, ha la carrozzeria tutta bombata senza essere stata disegnata così, non offre allettanti strumenti di alta precisione tranne quelli che vennero forniti di serie. E il Tom Tom lo tengo in casa.
Allora DOVE poteva essere?

Rapido riepilogo dei giorni di uso della stessa:
l'avevo usata il giorno prima per andare dal meccanico e a fare la spesa.
Ora, siccome ero certo di essere ripartito dal meccanico e di essere tornato a casa - era lì che avevo dormito anche la notte prima - ho immaginato di averla lasciata fuori per scaricare la spesa. Ma dove?
Rapido giro dell'isolato, intorno ai parcheggi che a volte uso perché troppo pigro per agire su telecomandi e saracinesche, ma della Patty nessuna traccia.
Il vuoto della memoria più assoluto. La testa ovattata che non riusciva a visualizzare un'immagine di parcheggio altrove. Diciamo che era colpa del freddo, va!

Tra le varie ipotesi... E se l'avessi lasciata al parcheggio del supermercato?
Potevo benissimo essere arrivato in macchina e tornato a casa a piedi.
E se fosse stato così, come fare con lo scontrino d'ingresso all'interrato che a quel punto non avrei avuto più?

Prima di tutto urgeva un'ispezione al possibile luogo di abbandono veicolo. Mi avvio con passo rapido mentre, all'altro capo della città, ormai la mia lezione di yoga stava per cominciare.
Scendo la scala di servizio senza passare per il supermercato e nel deserto dello spazio vuoto occupato da colonne e file di carrelli solitari solo lei, Patty, l'unica auto parcheggiata, aspettava paziente dal giorno avanti di poter tornare a casa.
Gelo. Ma ormai che son lì devo portarla via. Magari senza sfondare la sbarra o dare imbarazzanti spiegazioni al banco di assistenza clienti. Che poteva essere ormai chiuso, vista l'ora.
Guardo intorno e non c'è anima viva, solo le telecamere di sorveglianza. In lontananza la sbarra d'uscita è aperta.
Mi calo il berretto sulla fronte, mi avvicino ratto ratto alla portiera, faccio scattare la serratura e mi infilo dentro, metto in moto e con una sgommata mi precipito all'uscita eccezionalmente non controllata per lanciarmi nella fuga.
Una volta fuori, libero, mi rilasso e guido fino alla mia destinazione finale, con la sensazione di aver commesso un atto illecito.

Nei nastri delle telecamere di sorveglianza, ho lasciato l'indelebile immagine di un omino imbottito nel piumino, le spalle un po' curve, il berretto calato, una coperta in mano, che con fare sospetto porta via dal parcheggio una macchina che non oppone nessuna resistenza all'apertura: un genio del furto d'auto! Spero non mi abbia riconosciuto nessuno. Difficile da sperare visto che tutti i giorno son lì a far la spesa...
A piedi.

3 commenti:

Barbara ha detto...

Io, QUASI OGNI mattina, devo ricordare che vie ho percorso per cercare parcheggio. Solo così ricordo poi dove ho lasciato la mia macchina.
Uscire e dire subito: "LI'", con chiarezza e lucidità è utopia.
Questo, però, già da qualche anno.
Non sei solo.

ignominia ha detto...

Ha ha ha ha Meli, mi hai fatto davvero divertire! Allora non sono sola! Io mi dimentico cosa stavo dicendo o pensando mentre parlo, e la tua distrazione la celi stando zitto (ottima mossa) ma immagino a cosa stai pensando quindi sei completamente scusato! Pensavo che ora oltre ai portachiavi, il telefono, il remote control della TV e gli occhiali con il suonino per avvertirti dove le hai messe, dovranno inventare un qualcosa che determini dove abbiamo lasciato anche le cose grandi come una macchina!
stiventi

Melinda ha detto...

Innanzi tutto grazie per la solidarietà: davvero in questo caso il mal comune è mezzo gaudio.
Ci sono applicazioni per i telefonini di ultima generazione che aiutano a ritrovare l'auto ma il caos comincia quando parcheggi l'auto al coperto, essendo basati sui sistemi satellitari di localizzazione... Poi però, bisogna anche ricordare di attivarli...
Bentornata Barbara!