mercoledì 24 novembre 2010

LA MARCIA DI RADETZKY





Giornatone di natura. Immerso. A volte nel silenzio, altre con la compagnia di poche ma valevoli parole.

Iniziamo dal silenzio. Quando ti arriva un meteorite addosso, oltre che a scansarti, puoi provare a limitare i danni con l'uso del casco. Non integrale altrimenti ti arrestano per tentata rapina al tabaccaio da cui stai acquistando un pacchetto di sigarette.
Il mio casco è stato il cercare di fare ordine ai pensieri che galoppavano al ritmo della marcia di Radetzky facendo quello che da sempre mi riesce meglio: camminare. Nel sentiero scelto, sempre quello, ho incontrato nell'ordine:
1- nessuno;
2- nessuno;
3- un camminatore come me accompagnato da due cani che non mi hanno filato di pezza;
4- un mountain biker che non poteva fare a meno di parlare al cellulare e pedalare;
5- un topolino di campagna morto;
5 bis- nessuno;
6- uno stormo di uccelli migratori che scendevano a sud nella bellissima formazione a V;
7- ed il canale, che procedeva verso il fiume con l'acqua impetuosa delle piogge ed un rumore sublime, regolare, sedante.
Il verde, il sole ed i colori autunnali hanno fatto il resto. E se non ho le idee più chiare, almeno ho stimolato la digestione.

Ed ecco le parole: raccolta di quel magico frutto che sono le olive, che più dell'uva soddisfa la mania dell'ordine di un povero control freack quale sono. Una passata e il ramo resta netto, il lavoro fatto e le mani quasi non si imbrattano. I frutti multicolori - neri, verdi scuro, gialli, verde brillante - cadono nella rete ed uno ad uno vengono raccolti: senza sprechi, senza sbavature. Le mani non restano impiastricciate dal succo degli acini dell'uva, appiccicose, macchiate; restano invece pervase da un odore di campagna che non può non richiamare ricordi d'infanzia, quando questo lavoro mi sembrava una tortura e di certo era un'imposizione. Quasi un odore di stufa nella casa dei nonni.
Poche le chiacchiere, il lavoro incombe, la stanchezza pure, ma va bene così: quel demi-silence, il verde che faceva risplendere la giornata intorno, il panorama mozzafiato dell'alto Casentino e l'anima si prende una pausa, sapendo che ricevo molto di più, ma molto di più di quanto do.

Chiusura finale: voglio andare anch'io al concerto di Capodanno a Vienna!

4 commenti:

ignominia ha detto...

mmmm spesso le tue parole hanno il potere di farmi assaporare un'atmosfera di concentrazione e solitudine che spesso è impossibile ricreare nella vita reale, oppure mentre questo bliss accade nelal vita reale siamo talemente presi dal goderne che non ci rendiamo conto che sta accadendo e ci sfugge come una bella giornata che hai passato all'aria aperta con gli amici e che non vuoi che finisca.
Ecco, quindi, che le parole tue,hanno questo potere, certe volte. Un pò come leggere certi libri, dove idealizzi situazioni pensandole superiori alla tua vita, mentre dall'altro lato del vetro c'è sicuramente qualcun altro che ci guarda pensando la stessa cosa... rendo l'idea? e quindi Grazie, per tante cose, oltre per ciò che sai. La definizione di Freak (senza c ;-0) mi pare più severa di quello che davo io alla parola: nel wiki è più un ossessivo del controllo sugli altri mentre io "ci" vedo più con un bisogno di controllare la propria vita che quella di ragione su quella degli altri...
presu

unoqualunque ha detto...

Mi hai ricordato di quando, facendo cadere le olive coi colpi secchi di bastone o snocciolando i rami con le mani, gettavo - certo, ero già un po' più cresciuto - i miei pesanti pensieri in mezzo a quel verde affusolato e scuro... :)

Melinda ha detto...

Scusa per la "c", solito errore che ho cercato di non compiere ma che invece è scappato al controllo... come vedi torna sempre.
Certo, anche io sono in disaccordo con la versione di Wiki, anche io la interpreto così. E più ci penso più credo che invece i momenti migliori sono quelli che controlliamo di meno, quelli in cui osserviamo e impariamo, in cui cerchiamo di fare il copia incolla dalla vita degli altri, sia questa quella della natura o degli uomini, e vediamo che effetto fa nella nostra.
Cannibali dell'altrui.
Non ho mai provato a raccogliere olive con i bastoni: gli ulivi toscani forse son tenuti troppo bassi per richiedere un tale trattamento. Certo è che ogni colpo deve essere estremamente liberatorio! In campagna deve venir meglio, ma capisco perché ho martellato pareti intere durante la ristrutturazione visualizzando facce e persone...
Towanda docet.
Disterep

unoqualunque ha detto...

Beh, sì, l'effetto-Towanda non manca di certo...ma non si può ridurre tutto a quello: le vergate devono essere decise, sì, ma non furiose, è un misto di istinto e misura, violenza e tenerezza verso i rami (così, a quanto pare, diceva mio nonno, "l'albero d'ulivo va rispettato") :)