lunedì 15 luglio 2013

LA NUOVA MIRABILANDIA


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Per me, più o meno, è di questo che si tratta: un enorme parco di divertimenti da ammirare, bocca aperta e sguardo sorpreso, quasi incredulo, pure mentre faccio la fila al supermercato dove non oso più chiedere una busta per contenere la spesa, ma un provvidenziale sacchètto.

Perdo le parole in tutte queste novità. Le perdo così tanto, così a fondo da non trovarne più per scrivere qui.

Più che altro non trovo termini per definire questo periodo d'assestamento: in pochi mesi ho cambiato, ed hanno cambiato parecchio della mia vita. Altro ancora lo sarà ma adesso non lo intravedo, e se lo percepisco mi viene da distogliere lo sguardo.

Di tutti i cambiamenti incontrati, la somma e la sintesi potrebbe essere questo nuovo modo di invadere le mie orecchie: questi rumori diversi, queste voci diverse incastrate nell'incapacità di gestione delle vocali nella loro stessa chiusura o apertura, che porta la mia mente malata ad immaginare di offrire un succo d'aringa, quando mi chiedono un succo di pésca.

Son perfido lo so, ma come tutti quelli che si spostano per lavoro, ho necessità di mantenere saldi alcuni principii che conclamano la mia identità. Non foss'altro che attraverso un'attaccamento alle pagine magiche e rassicuranti del DEVOTO-OLI.
Quando le macerie - della trasformazione - non hanno ancora fiori ed erbacce sopra di loro a rivendicare il passare del tempo, servono le radici per restare in piedi.
Un tempo lontano mi fu consigliato di non rinnegare queste radici che mi fanno diverso da chi mi circonda, raccomandazione che arrivò da chi poi, banalmente, si comportò come in un trito feuilleton, come tutti gli altri che lo accomunavano.

Non le posso lasciare le mie radici, come nessun altro può farlo, sono le basi attraverso le quali resto in piedi sul mondo.
Adesso capisco meglio tanti degli atteggiamenti pervicacemente separatisti di tante comunità di migranti: non le giustifico nei loro risvolti più truci e razzisti, ma mi riesce più facile vedere in esse una sorta di difesa dell'identità.

Ripeto: non sono qui a giustificare la stupidità e la crudeltà degli estremismi, quello mai.

Ed io mi son spostato di poche centinaia di chilometri, all'interno del mio stesso Paese, a fare un lavoro tutto sommato da privilegiato.

Con la capacità, gli strumenti per percepire e godere della meraviglia di questa Mirabilandia, del cambiamenti e quindi di godermela pure un pochino.


Inviato da iPhone di Melinda

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