martedì 17 marzo 2015

UNA TERRA SIA PUR NON NATALE



fotomiafattadame


Il colore è diverso e la luce è cambiata radicalmente. Dal mio ricordo il dorato è virato in grigio e mentre le auto sfrecciano sfrigolando a fianco, la strana solitudine affrontata percorrendo i marciapiedi riporta il silenzio in luoghi normalmente dediti al chiacchiericcio. 

Cadendo l’acqua, cerca di portare via l'odore delle auto, l'odore del mare che è a due passi, il suo rumore, l'odore dei fritti che riesce a scivolar fuori dalle porte aperte dei ristoranti, per catturarli tutti e precipitarli, con lo sporco, nei tombini. Un velo di pulito assoluto sovrasta il cielo plumbeo.

C'è silenzio intorno ed insisto a provare questa bizzarra sensazione in questa città normalmente dai suoni stridenti.
Attraverso la piazza conosciuta circumnavigando il giardino. Le facciate dei palazzi nobiliari sono di un carnoso giallo, le finestre illuminate hanno soffitto ricchi, ricercati; i ficus maestosi hanno piantato radici a debita distanza da loro stessi: come cattedrali della natura aspettano ad ogni angolo che gli si renda omaggio, le foglie lucide di acqua. Ma l’accesso non è consentito all’imbrunire. Resto fuori dall’inferriata a godere di tanto tripudio.

Proseguo sul lastricato a cercare gli ultimi banchi del mercato che sta chiudendo. Restano aperti soltanto quelli della frutta e della verdura, che colorano la strada ma non la profumano più. Stamani dev’essere stato l’opposto. Tra i locali con la luce artificiale accesa, entro in quello in cui acquisterò pistacchi tostati e le gommose alla menta ricoperte di zucchero che ricordano le Valda, che arrivavano nelle scatoline rotonde sigillate dal nastro adesivo. I pistacchi sono i più buoni mai assaggiati, le gommose assolvono appieno al dovere di ricordarmi un’infanzia così com’era. Se avessero venduto anche le Hacks sarei stato pronto alla regressione…
Esco da qui dopo aver conversato con gli avventori molto di più di quanto abbia fatto in tutto il mese di febbraio con i negozianti di Milano. Riprendo la strada all’inverso per andare a cena.
Non ho molta fame, ho la pancia piena di sensazioni e non ha ancora smesso di piovere e non lo farà. Con calma, come ci si dovrebbe aspettare da una rilassata pioggia del sud, continuerà fino a che io non me ne andrò domani.

Più avanti, prima di entrare al ristorante, guardando un meraviglioso pertugio tra le mura che porta al mare, mi fermo a gustare la sensazione di amare questa città alla quale credo di aver diritto di chiedere appartenenza, a vederne lo stupore di essere bagnata dalla pioggia, che lavora senza fretta a compiere il suo dovere di cambiarne colori ed umori. Anche quello di chi la visita.


fotomiafattadame


2 commenti:

ignominia ha detto...

ok dove eri?

Melinda ha detto...

Palermo