martedì 10 marzo 2015

IN PIENA CORSA TV


fotomiafattadame


Poche le domande fondamentali in questo periodo.


1: perché Sanremo lo vincono sempre i non favoriti? E quelli che partono come "favoriti" non vincono mai e alla fine ne divengono i malcapitati "vincitori morali". Che vorrà dire poi? O meglio: cosa vuol dire lo si intuisce, ma diventarlo ha un valore maggiore di quello acquisito stringendo la statuetta palmata?

2: chi e con quale autorità elegge il "vincitore morale di Sanremo"?
Le vendite del brano? La critica? Il destino baro è crudele di essere arrivato secondo?

3: ed infine: chi trucca il sig. Roberto Carlino? Davvero quando "da la sua parola" tutto quel rosso rubizzo non si può più guardare. Dateci tregua, un po' di sano pallore no-UVA e qualche B in meno. Grazie in anticipo.


Ecco, poche ma "pregnanti" le domande del momento.
Anche se son certo che non mi toglieranno il sonno.


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mercoledì 4 febbraio 2015

FREDDO



toysblog.it


Che dire?
Ben poco: la ragazzina con metà chiappe di fuori avrà non più di 17 anni, ma a voler stare larghi. Il fisico da pin-up, i capelli lunghi e corposi sulle spalle, incorniciano un sorriso soddisfatto ed un volto molto bello.
Bello, ma di fanciulla, non di donna.

Sta ferma, sorridente, davanti all'ingresso di un hotel di prezzo, non so quanto di lusso. Armeggia con un telefono di quelli intelligenti, almeno lui, ed indossa fiera il minor numero di centimetri quadrati di stoffa che abbiano mai dato forma ad un paio di mini pantaloni.
Il risultato è che le chiappe non ne vengono avvolte ma ne fuoriescono "estrose, divertenti", penserà lei.
In realtà parecchio invitanti e volgari.

La guardo mentre, incartato a strati nei miei piumini salva temperatura, mi affretto verso casa in una sera invernale, una di quelle che non vedi l'ora di metterti a tavola davanti ad una cosa calda, possibilmente liquida. E sì che non piove, ci mancherebbe anche questo a questa temperatura che coglierebbe al volo l'opportunità di sbattere giù una nevicata di quelle con tanto di folate di vento.

Lei sta lì e sorride un sorriso di soddisfazione sentimentale adulta.
Sopra ha una pelliccetta che potrebbe riscaldarle almeno lo sterno e le spalle.
Di certo non batte, c'è qualcosa di delicato e privato in lei che mi fa escludere l'ipotesi. Sembra solo aspettare fuori della porta dell'hotel l'arrivo di qualcuno che la porti dal punto A al punto B.
Mi viene da chiedermi dove finirà la sua serata, dov'è il punto B.
Scaccio i pensieri e le opzioni che si affacciano alla mia mente: non le voglio vedere perché son certo che quella ragazzina non fa commercio consapevole di sé.

Passo oltre cosciente che non la rivedrò mai più, che ci siamo accostati solo in quel nano-secondo di vicinanza metrica, domandomi perché sia lì da sola, dove si è perso il controllo di lei, perché nessuno sia con lei in quest'istante che potrebbe diventare doloroso, della sua vita.
E un po', perseverando nel non farmi gli affari miei, m'incazzo.




giovedì 29 gennaio 2015

PAUSA



pinterest.com



Forse come dice tra le lacrime la protagonista del telefilm, la necessità primaria di fronte all'abbandono, alla MORTE, alla FINE in qualunque SUA forma è avere qualcuno che si possa accorgere della sparizione.

Un testimone che pianga o magari solo compianga. Ma soprattutto qualcuno a cui mancare. Che andando oltre il dissolvimento, la scomparsa/sparizione possa testimoniare dell'avvenuta presenza.
Lo so, guardo troppa la televisione, il più delle volte colpevolmente accesa.


Ma perché qualcuno ci ricordi, o meglio si accorga della nostra mancanza, è necessario lasciare delle tracce.
E qui ti voglio...

Una famiglia serve alla bisogna, tradizionale o farlocca che sia basta e avanza.
Oppure degli amici.
Gli sprovvisti di tale capitale/investimento umano, quelli che la famiglia ce l'hanno ma è un po' sgranata, quelli che non son riusciti ad instaurare il benché minimo trait-d'union sentimentale, quelli il cui blue tooth interpersonale è sempre stato off, è bene che si rimbocchino le maniche e si preparino all'azione. Come fare?


Potrebbero provare a farsi grandi uomini. Eccellere nelle arti, nella cultura, nel feroce accumulo di ricchezze, nel dispensare amore senza limiti verso il prossimo.
Percorsi irti di difficoltà che per loro natura impervia giustificano l'ignavia morale.

Per quel che mi riguarda non ci saranno scritti fondamentali, creazioni rivoluzionarie, invasioni efferate di altre civiltà da scrivere sui libri di scuola. La mia vita banale sparirà a breve termine dopo di me.

Arrivato in tarda età e con la consapevolezza che "manco le foto posso lasciare", potrò sempre trasformarmi in un efferato serial killer. Il bastardo autore de "I delitti della dentiera". Due risate alla scuola di polizia sono un fine dignitosamente perseguibile.


Intanto continuo a guardare "Grace Anatomy", "Downtown Abbey", "C.S.I" nella certezza che "certe porcate" riescano almeno ogni tanto a farmi fermarmi a pensare.
Che è sempre molto di più di quanto riescano a farmi fare la Clerici o la Palombelli.






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martedì 25 novembre 2014

FINE NOVEMBRE



nonciclopedia.wikia.com

In questo mondo bislacco in cui i leoni marini si "fanno" i pinguini maschi e poi se li mangiano, ci avviamo verso il baratro magno del Natale.

Su Youporn© si chiama interracial. Però lì nessuno si mangia l'altro alla fine dell'amplesso... L'idea che un animale possa violentarne un altro più piccolo ed indifeso mi lascia sconcertato. Per la ferocia e l'astuzia dimostrata nello scegliersi un animale di razza diversa e di dimensioni così ridotte da renderlo totalmente indifeso. Non ho paragoni da portare al riguardo, ma la perfidia, l'arroganza insita in quella violenza, richiama troppo la perversa mente umana.
Una schifezza che travalica generi e razze me l'aspetto dall'uomo, non dall'animale.

Ma qualunque cosa dica io tanto l'avrà già detta la Littizzetto su Rai3 o Radio DJ, ed avrà maglio di me messo in luce il lato comico è quello tragico della faccenda. Quindi la pianto qui.


Dicevo del Natale. Sobriamente, in una Milano già proiettata nei preparativi dell'Expo 2015, non si vedono ancora illuminazioni natalizie ed addobbi sberluccicanti. Ringrazio tutti, ma non so chi, per questa mancata anticipazione che mi avrebbe guastato il nervoso. Non capisco la necessità di far l'albero a novembre, se non quella di venderne le palle. E fracassar le mie.

Avuto il turno di dicembre scopro che a Natale sarò nel limbo dello stand by, che vuol dire: stai lì, aspetta e non ti muovere, magari non ti chiamo ma tu stai lì; situazione che mi sta assai sui nervi. Quindi vorrei abolire la festa per decreto.
Ma per fortuna il mondo non ascolta me ed anche quest'anno avremo l'occasione di fingere di essere davvero più buoni.

Unica eccezione di marcata profferta natalizia le librerie.
Tutte le vetrine sono stracariche di libri, a suggerire tutta una serie di titoli da "strennare" per le feste, sante o laiche, buone o perfide, vicine o lontane che siano.
Tra questi i soliti noti dei libri natalizi che con pedissequa attenzione, si ritrovano, ma guarda te!, con un libro pronto da pubblicare a Natale.
I soliti noti: Littizzetto - appunto -, Brunello Vespa, il Corona d'alpeggio, Valerio Massimo Manfredi con i suoi eroi, il Capranica con la solita manfrine sul Regno Unito, il Signorini che ci racconterà -quasi- tutta la verità.
Il "solito" giallista quest'anno è Jo Nesbø, ed il nostrano Carofiglio ora targato Einaudi.
Il "solito" titolone da best-seller annunciato quest'anno è Ken Follet.

Poi ce ne sono certamente altri ma nelle vetrine traboccanti di carta non rifulgono. Se la prendessero col curatore della copertina.


Risultato? Tutto come sempre: la signora si china a raccogliere la cacca del cane, tutti i viaggiatori del tram sono abbonati, gli storni, finita la giornata alle terme, torneranno a pernottare sugli alberi di città.
Niente di nuovo sotto il sole. Tranne quello dell'Antartico. Dove non credo che metteranno mai luminarie di Natale.


Inviato da iPhone di Giampiero Pancini

lunedì 13 ottobre 2014

IL CUCCIOLO ED IL CARCIOFO



alberghiera.it

Detesto essere acido di prima mattina: a quest'ora vorrei che il mondo fosse un posto migliore per poter iniziare la giornata in stile Julie Andrews, gonna lunga, a cantare a squarciagola sulle vette svizzere.

Che la lavatrice avesse finito i suoi giri, che i panni lavati si fossero magicamente stesi da soli, che il letto fosse già rifatto e la giornata avesse finalmente preso il suo verso in direzione di alpeggi serafici, lontani da questo grigio e questa pioggia.

Invece lo squilibrio del mondo si riversa su di me e l'acido sale fino a ricoprire le buone intenzioni. Ci mancava solo l'incendio nella scala a fianco...

Allora prendo l'ombrello ed esco: fuori sarà un giorno migliore.

Poi ad un incrocio trovo la signora accoccolata che spiega al cucciolo al guinzaglio, un delizioso meticcino caffellatte - bastardino suonerebbe meglio ma non si può usare - che l'incrocio si attraversa solo quando il semaforo diventa verde...
Il piccolo scodinzola, la guarda con aria assente, gira la testa dall'altra parte e porge l'orecchio al tono cantilenante della tale madama che esattamente con lo stesso tono deve aver educato i figli.
Fa bene ad insegnargli ad attraversare la strada, con tutte le volte che il cane uscirà da solo e senza guinzaglio, la sicurezza è importante...

E mi passa anche per la testa che il cane sia restato un cane nonostante l'evoluzione forzata verso la condizione di figlio che molti impongono ai quadrupedi con la scusa del troppo amore, e che certi atteggiamenti possano essere solo che ridicoli, ma me la faccio passare sennò mi dicono che so di acido.
Ed io invece non vogliono farmelo dire.

Ma continuando la camminata, piove ancora ma io imperterrito avanzo, incrocio l'ennesima vetrina della serie. Questa incornicia delikatessen: non alcune ma LE delikatessen cittadine per antonomasia.
Ho gli occhiali rotti per colpa del mio culo col quale mi ci son seduto sopra, quindi guardo due volte perché mi pare di aver letto male.
Per sicurezza faccio una foto e la ingrandisco, ma avevo visto bene la prima volta, come se il cartello fosse stato fatto in Braille: i micro-carciofini sott'olio costano più di 800 euro al chilo.
Sì, 800 euro al chilo. Più o meno un milione e mezzo delle vecchie lire.

Trasecolo. Mi immagino quale oltraggiosa delizia producano nel palato, quale suprema delicatezza sia offrirli agli ospiti - massimo due a testa, s'intende, altrimenti si va fuori budget - quale strenua fatica sia prepararli, quale immondo compito sia quello di coltivarli e raccoglierli e cucinarli, quale altra necessità possa portare il prezzo a tali altezze... Non son neppure ripieni!
Il barattolo è di Baccarat forse?

Vabbè, mi consola che ne fanno barattoli da etti singoli, altrimenti...?

Si è fatto tardi, sono solo le 10 del mattino ma DECIDO CHE SI È FATTO TARDI: torno a casa.
È meglio: ridere scompostamente davanti alla vetrina potrebbe portarmi ad essere fermato dalle autorità.

Auguro il buongiorno a tutti e mi ritiro nelle mie stanze. Domani sarà un giorno meno folle.




martedì 7 ottobre 2014

L'ORNITORINCO



zzz.winz486.com

"Lui fa delle fotografie e poi le trasforma in quadri. Secondo me lavorandoci sopra".

A questa geniale considerazione, la somma e la sintesi del lavoro dell'artista della fotografia, arriva la signora di fronte ad uno degli spettacolari panorami antartici proposti da Salgado nella mostra "Genesi", che vedo a Milano.
In realtà c'ero arrivato pure io che notoriamente non sono così brillante ed arrivo alle "illuminazioni" solo dopo un bel po' di rimuginamenti.
E poi la signora non parla con me ma con la Madama che l'accompagna, quindi...

Un altro vede in ogni corpo umano esposto, vestito o ignudo, a riposo o nell'estenuante fatica del vivere del proprio durissimo lavoro, la capacità dell'artista di estrarre da quelle povere carni la divinità, il suo essere Dio: "Vedi, dice alla querula signora che invece predilige i pinguini e gli albatri, questo è Dio, ne ha fatto Dio".
Dio...

Ora, dico io, la mostra è bella, ti tocca il cuore, rompe gli schemi attraverso l'illusione di una prospettiva multipla e falsata, ti arriva allo stomaco mostrando un monto sconfinato in cui l'uomo è solo un brutale, egoista granello di polvere. Ti esalta attraverso il bianco e nero dai confini nettissimi, ti sconcerta con gli occhi delle foche che si rivelano troppo umani.

Tutto vero, in verità.
Ma io è da tempo che alle mostre vado da solo. Per evitare, oltre ad azioni di disturbo che mi deconcentrano e non mi fanno godere del bello, di correre il periodo di scambiare opinioni fantascientifiche a voce alta, del tipo: "l'ornitorinco spiegò alla suffragetta"...
Le mie banalità voglio godermele tutte da solo.

mercoledì 17 settembre 2014

CONTROLLO QUALITÀ


fotomiafattadame


La signora è sulla panchina di fronte al bar gelateria. Sembra uscita allora allora di casa, con l'abito delle faccende, siede gustando la granita al gelso. Un cucchiaio dietro l'altro. Una colazione o piuttosto un'abitudine, da sempre. Meglio definirlo un rito.

Osserva l'andirivieni della cameriera ai tavoli con curiosità, con un'attenzione da controllo qualità. Non è che s'impiccia: è affar suo quello che le passa davanti alla porta di casa. Guarda, forse approva, o forse no. Una spalettata alla granita via l'altra.

Quando la ragazze esagera portando due piatti con ognuno una doppia fetta di torta, accompagnati da una coppia di caffè, non si esime dal constare:
" Chisti un aiu u' diabete".


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