Al mare, in spiaggia, sotto l'ombrellone.
Il lusso di stare sdraiato su un lettino di alluminio e plastica, non viene intaccato dalla troppa vicinanza degli altri obrelloni: sono a distanza fisica di sicurezza e poco popolati.
Per non incorrere nella calca da corpi stesi al sole bisogna fare qualche metro in più e spingersi all'estremità della cittadina balneare adriatica, dove il bagno "L'Amarissimo" ha scelto di offrire ai bagnanti una bella distanza tra un ombrellone e l'altro. C'è pure una zona VIP più costosa dove le distanze sono addirittura raddoppiate, ma non ce n'è necessità: la fine del mese di agosto aiuta la desertificazione con il suo naturale controesodo.
L'acqua non è calma: è piatta; la sera gruppi di signore allineate e piegate come mondine andranno alla ricerca di telline e cannolicchi in una bassa marea che si fa un baffo della profondità marine. Un rito a cui, confesso, partecipavo ad ogni bassa marea dell'infanzia, a procacciar molluschi per gli spaghetti dei miei mentre io stavo rigorosamente sul burro.
Resto steso e immobile a leggere. A volte mi fermo, chiudo il libro e mi faccio raccontare le vite delle vicine di ombrellone riunite a gruppetti di cinque, sei. Le storie, urlate a volumi e cadenze emiliane, son sempre quelle e trattano di famiglia, nipoti e divismi televisivo. La politica viene sfiorata solo per l'argomento "tasse", nota dolente per i proprietari di una seconda casa...
Così s'impara in breve tempo chi sia nonna e di quanti nipotini;
quantità e qualità umane ed economiche dei generi ufficiali, presunti o futuri - e qui le preferenze e le antipatie saltano all'occhio;
quanto siano buoni i rapporti familiari, economici e lavorativi di TUTTA la famiglia;
se le bagnanti sono proprietarie o meno degli alloggi che le accolgono al mare, come sono i vicini marinari o quelli cittadini e le piccole pesti che hanno deciso di allevare per figlioli: "Che quella volta che gliel'ho salvato che stava su in piedi sulla balaustra del terrazzino, manco grazie mi han detto!";
quante suocere siano ancora in vita e quanto siano amate, dove fanno le ferie, NATURALMENTE NON LI', e cosa lasceranno o hanno lasciato ai figli;
ricette di cucina varie ed eventuali, sparate in faccia alle vicine a colpi di bassa considerazione per l'abilità ai fornelli di chiunque altro non siano loro stesse.
Così se mi assopisco, posso davvero pensare che questi trent'anni non siano mai passati e tra le tante voci che sento c'è pure quella di mia madre, risucchiata NON suo malgrado, da questa comunità che si forma nei bagni a colpi di permanenze di quindici, trenta giorni. Se fossi ancora un bimbo sarei a dormire sulla sabbia all'ombra di una sdraio - allora i lettini erano un lusso futuribile - infatti alla fine mi ci lascio scivolare tra una pennichella indotta e l'altra, tra un chiacchiericcio e l'altro.
Pips, che non è cresciuto d'estate tra piadine e fritture di pesce, trova lo stesso chiacchiericcio irritante. Io ne vengo cullato e alla fine leggo pochissimo perché sonnecchio rassicurato.
Puoi pensare di aver scordato, ma dal profondo certe voci, conversazioni, luoghi dell'infanzia riaffiorano e si fanno beffe del nuovo che pretendi di far diventare l'unica realtà.
Ti dimentichi, in pratica, di quali erano le tue abitudini, ma è certo che prima o poi queste tireranno fuori le loro zampette pelose e verranno a farti sorridere di te stesso e della tua supponenza.
O più semplicemente ti dimentichi, e basta.